Anna Trocker ha rotto il ghiaccio e mostra il sorriso nella finish area di Cortina d’Ampezzo. I media italiani, ma anche internazionali, vogliono scoprire l’altoatesina, così come Giada D’Antonio, nelle ultime settimane sotto i riflettori.
Anna vive a Fiè allo Scillar ed è figlia d’arte. La mamma è Manuela Mair, ex azzurra. La sorella Nadine, un anno più grande, anche lei è in squadra nazionale. Poi c’è l’altra sorella Sara. Una famiglia di sciatori e non può essere diversamente da quelle parti, terra di grandi campioni. Scia sulle piste dell’Alpe di Siusi, vestendo i colori del Seiser Alm Ski Team dove hanno mosso i primi passi anche Denis Karbon e Peter Fill. Ed è allenata da un altro Karbon. Arnold, il papà dell’ex gigantista azzurra.
«Ho imparato a sciare grazie alla mamma, quando avevo tre anni – racconta – ho sempre fatto sci club con le mie sorelle ed è un ricordo molto bello. Papà? È sportivo pure lui, gioca a tennis».
Anche Anna frequenta i circoli del tennis. Ora lo fa per passione, ma fino all’età di dieci anni ha giocato tornei. «Forse avrei potuto fare qualcosa anche lì». Un percorso inverso, se pensiamo, a un certo Jannik Sinner, che ha sciato da piccolo per poi diventare campione nel tennis.

In Coppa del Mondo, finora, l’abbiamo vista al via delle gare di gigante. Si parla bene di lei anche tra le porte strette dello slalom. Ieri nella combinata ha mostrato carattere, qualche imprecisione più che comprensibile, ma si è buttata, ricevendo l’applauso della sua compagna di squadra Nicol Delago. Nel complesso una bella manche. «Specialità preferita? Non saprei, mi piacciono entrambe e anche in allenamento le porto avanti tutte e due».
Un percorso particolare il suo, al pari di Giada D’Antonio. Un percorso che ha fatto anche discutere. Un po’ per i molteplici viaggi intercontinentali ravvicinati, un po’ per questa convocazione fulminea ai Giochi Olimpici, quando comunque ci sono ragazze di Coppa Europa che stanno andando forte e che sono anche entrate nella top20 in Coppa del Mondo. Presenze in Coppa Europa? Zero.
«Sono veramente felice di poter vivere questo sogno, per me è solamente un punto di partenza per le prossime stagioni – dice -. A inizio stagione non pensavo di fare questo percorso, è stata senza dubbio una stagione intensa: abbiamo viaggiato tanto tra Stati Uniti e Canada, però a me piace».
Al traguardo grande emozione, alla partenza un po’ di tensione «perché non volevo rovinare la bella manche di Nicol e alla fine sono contenta della mia prestazione». Le fa strano trovarsi in pista insieme a Mikaela Shiffrin, Wendy Holdener e Petra Vlhova. «Lo scorso anno le guardavo in televisione, ora sono qui con loro in partenza».
Le ritroverà nell’ultima gara in programma dello sci alpino. Quella di slalom. La seconda esperienza olimpica di Anna Trocker, una di quelle ragazze del vivaio azzurro che meritano attenzione. Senza pressioni e con i giusti tempi.




