Giovanni Franzoni è di origini lombarde, vive a Manerba del Garda ma aveva deciso – come tanti giovani sognatori – di andare a studiare lontano da casa. Dove la scuola è a due passi dalle piste e dove la programmazione è molto flessibile. Ha scelto lo Ski College Veneto di Falcade e lì ha proseguito il suo percorso di crescita.
Ha incontrato il tecnico Moritz Micheluzzi che lo ha seguito dall’ultimo anno Allievi al secondo Aspiranti, prima tra le fila del club, poi tra quelle del Comitato regionale Fisi Veneto. «Erano gli anni in cui facevo mezzo e mezzo, tra l’attività del College e quella delle squadre regionali – dice Moritz – erano gli anni appunto di Franzoni, Scussel e Sartori».
Giovanni Franzoni ha chiuso il capitolo con gli Aspiranti, poi è subito saltato in squadra nazionale. Aveva vinto il Gran Premio Italia di gigante e slalom. «Mi ricordo ancora che c’era l’ultima gara all’Abetone – aggiunge – e Gio mi disse “Moritz, sono stanco”. La mia risposta era stata piuttosto chiara: “non è il momento di essere stanchi, andiamo a vincere il GPI». Detto, fatto.
Giovanni ha iniziato il percorso in azzurro, sotto l’ala di Max Carca che aveva già deciso di gestire in maniera differente lui e altri atleti, come Filippo Della Vite. Giovanni, un ragazzo che vive per lo sci. «È sempre stata la sua più grande passione, a lui basta stare in pista, con due scarponi attaccati agli sci ed è ancora oggi la sua forza – aggiunge il tecnico che oggi è sempre referente del Comitato – Poi certo, le capacità le devi avere, lui inoltre ha una dedizione incredibile. Dalla scuola allo sci, perché senza buoni voti a scuola, a sciare non ci sarebbe andato».

La medaglia d’argento della discesa olimpica, eppure mai si sarebbe immaginato di diventare un velocista. È stato proprio Moritz a indirizzarlo su quella strada. «Lui voleva fare slalom e allora avevamo trovato un compromesso, decidendo di fare tutte e quattro le specialità, perché era ancora piccolo e sarebbe stato un peccato fare delle scelte. Gli ho detto: “Poi quando sarai grande troverai la tua strada”».
Ci ha pensato e ha deciso di seguire i consigli di un tecnico che sente ancora. «Anche se io cerco sempre di crescere degli uomini che sanno essere indipendenti – aggiunge Micheluzzi – Ci siamo scritti dopo Wengen e dopo Kitz per qualche complimento. Io so che se i miei ex atleti non alzano il telefono, è perché stanno bene».
E poi un’altra curiosità. Dopo le gare americane di inizio stagione Moritz ha scritto un messaggio a Giovanni: «Hai imparato ad andare forte anche sui piani, vediamo allora in Val Gardena». Risposta al telefono: «Hai visto? Sto diventando una slitta…». Risposta sul campo: terzo in superG sulla Saslong, il primo podio in Coppa del Mondo. La svolta di Giovanni che ora è sotto i riflettori del mondo.




