Una data iconica, il 27 febbraio. Anche per due campioni emiliani provenienti dall’Appennino. Entrambi oro olimpico in slalom in quella data, ovviamente in anni differenti. Parliamo di Alberto Tomba a Calgary 1988 e Giuliano Razzoli, di cui ci occuperemo più avanti, a Vancouver 2010.
Il fuoriclasse bolognese ha già un titolo olimpico in saccoccia (slalom gigante) quando si approccia alla sua terza gara (dopo il superG) ai Giochi canadesi. Tino Pietrogiovanna gli porta il caffè in camera alla mattina. Sarà lui a tracciare sulla neve artificiale di Mount Allan, Canada, stato dell’Alberta, la prima manche.
Giornata pessima, visibilità precaria, cielo tetro. Come a Innsbruck ’76 (vinse Gros) o Sarajevo ’84 tra le donne (si impose Paoletta Magoni). In fondo porta bene. In Coppa Alberto ha vinto 4 slalom in quella stagione magica, 1987-1988, Sestriere, Campiglio, Kranjska Gora (davanti a Pramotton) e Bad Kleinkirchheim. Solo l’austriaco Gstrein l’ha battuto a Lienz, il 12 gennaio 1988, per 27 centesimi.
Tomba pesca l’11, non un gran numero in quelle condizioni difficili. E giustamente non forza: alla fine si trova terzo dietro Frank Wörndl, oro iridato in carica, ma mai vincente in Coppa del Mondo, e lo svedese Nillson, campione del mondo a Bormio ’85. È la sera di sabato 27 febbraio 1988 e l’Italia intera è attaccata al televisore per seguire la finalissima del Festival di Sanremo.

All’improvviso però, gli allora conduttori della kermesse canora, Miguel Bosé e Gabriella Carlucci, interrompono la diretta per cedere la linea a Calgary, in Canada, dove si sta svolgendo, appunto, la seconda manche della prova di slalom valevole per la quindicesima edizione dei Giochi Olimpici.
Prima della seconda manche Alberto Tomba fa ricognizione con il suo idolo Stenmark, che rimonterà dalla undicesima fino alla quarta posizione. Nevica, per la prima volta dai Giochi! Tracciatura tedesca. Il 22enne bolognese pochi giorni stato già capace di far esultare i tifosi azzurri con un oro nel gigante. La tensione è massima è chiamato all’ennesima grande prestazione per portarsi a casa un’altra medaglia. Vietato sbagliare. Alberto lo sa e sin dalle prime porte mostra tutta la sua classe: è aggressivo, cattivo, ma allo stesso tempo pulito, e gli sci scorrono con dolcezza. E’ praticamente perfetto, fatta eccezione per una piccola sbavatura al termine del muro finale.

Il Festival di Sanremo, su Raiuno, tra le 21.50 e le 21.59, si ferma per seguire la discesa degli ultimi sei atleti nella seconda manche: telecronaca di Marco Franzelli da studio, mentre Alfredo Pigna è in diretta da Calgary su Raitre. Ventisette milioni di italiani rimangono incollati alla televisione!
L’1’39″47 finale è un gran tempo, ma bisogna aspettare: devono scendere ancora Jonas Nilsson e Frank Wörndl. Lo svedese commette qualche errore di troppo e finisce momentaneamente in quinta posizione: mal che vada per Tomba è argento. Tocca poi al teutonico, il quale può vantare un discreto margine, ma la pressione lo tradisce. Worndl non è perfetto e al traguardo giunge secondo, appena sei centesimi dietro.

Davvero un soffio ma Alberto può festeggiare: il secondo oro personale in una manifestazione a cinque cerchi è realtà. Esplode la festa all’Ariston di Sanremo così come nelle case degli italiani: lo sci azzurro ha un nuovo grande campione. Quella sera fu l’alba di una carriera stellare culminata nel 1996 con i due ori al Mondiale di Sierra Nevada, un anno dopo la vittoria della Coppa del mondo generale (stagione 1994-1995).




