Kristoffersen che fa 100 podi, i fratelli McGrath e Pinheiro che bevono birra, Vinatzer con lo sguardo a un grande futuro

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Solo un fuoriclasse maniaco di migliorarsi sempre come il norvegese Henrik Kristoffersen non esulta più di tanto dopo il bestiale traguardo di 100 podi in Coppa del Mondo. Un allenatore norvgese appena lo scorge, afferma. «One hundred!». Henrik annuisce ma quasi cambia discorso. Vuole vincere, alle statistiche e ai numeri non da poi così peso. D’altronde i fuoriclasse sono così, i campioni stellari, le leggende sono così. Sembra ieri. Ma non lo è. Primo podio sula Levi Black a Levi in Finlandia nel 2013, in Svizzera il centesimo sulla Maennlichen di Wengen. Ci sono Kitz, Schladming e le Olimpiadi. Poi si vedrà. Henrik parla in piedi, distanziato un pò da tutti. Sono tutti così in casa Norvegia. Ci si pulisce le mani con il gel, si cerca quanto è possibile di non creare assembramenti. E’ il mese più importante per gli slalomisti e poi ci sarà lo slalom a cinque cerchi a Bormio. Non bisogna ammalarsi. Kristoffersen, non è sempre così, ma a Wengen divide l’albergo con il team degli altri vichinghi.

Il podio ©Agence Zoom

C’è festa fra i Norvgesi, ma sempre moderata, equilibrata. Non sono come noi italiani. Lo diceva anche il nostro coach Muaro Pini, che è svizzero, qualche giorno fa: «Non esaltarsi a dismisura, non rattristarsi troppo». Ma noi non siamo quelli delle mezze misure. Intanto Atle Lie McGrath torna dalla premiazione. Si lancia al buffet ancora con il pettorale rosso. Prende una birra per se e una per l’amico fraterno Lucas Pinheiro Braathen che è arrivato per l’occasione. Hanno appena festeggiato sul podio del Lauberhorn-Rennen, si sono abbracciati lungamente commuovendosi. Primo e secondo a Wengen, tanta roba. Bevono una birra e parlano fitto fitto. Atle se la scola, Lucas è assai più cauto. Se la ridono. In sala c’è anche Timon Haugan con gli altri giovani leoni di questa compagine bestiale. Sembra contrariato Timon. Del resto quinto è una sconfitta per i mostruosi vichinghi dello sci.

Arriva anche Alex Vinatzer. Con Pinheiro e Kristoffesen prenderà l’elicottero e poi il volo Redbull per l’Austria. Alex è l’unico vestito di tutto punto, d’ordinanza con il materiale Italia. E’ sereno. D’altronde un ambiente così anche se lo vivi per pochi minuti non può che metterti serenità. Cambia lingua dall’inglese, al tedesco, all’italiano con dimestichezza impressionante il nostro Alex: «Che spettacolo Wengen, lo scenario, il tifo, la gara». A volte è bello affrontare temi non esplicitamente tecnici. Alex sa che fra una settimana c’è quello slalom di Kitzbuehel dove l’anno scorso ha acciuffato un podio che lo ho rilanciato. Cerca conferme dal Gaslern, dalla Planai di Schladming successivamente, ultime battaglie prima dei Giochi a Bormio. E’ la nostra punta di diamante, l’unico che al momento ha il podio nelle gambe in due discipline. E’ il più forte. Sbaglia ancora troppo, è vero. Ma tutto è possibile per Vinatzer. Attenzione.

Vinatzer ©Agence Zoom

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