Dallocchio, i quattro punti per la Fisi del professore della Bocconi

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Professore universitario alla Bocconi, Maurizio Dallocchio si candida come consigliere nella prossima assemblea elettiva. «Sono un cittadino, la mia casa è Milano, ma amo da sempre la montagna e un giorno vorrei andare a vivere lì. E ovviamente sono un grande appassionato degli sport invernali che sono riuscito a portare anche nella mia città, come presidente del Comitato organizzatore della tappa dei Coppa del Mondo di fondo, andata in scena nella cornice del Parco Sempione. Non nascondo che è stato piuttosto complesso, ma alla fine abbiamo avuto un riscontro, sia mediatico che di presenze alle gare, incredibile».
Dal quel 2012 a oggi, quali sono i punti del programma per la Fisi?
«Vorrei mettere a disposizione della Federazione la mia competenza e la mia esperienza. Che posso sintetizzare in quattro punti.
Prima di tutto, l’aspetto economico. Il mondo della neve ha un valore straordinario per un settore in crescita in tutto il mondo: quello dell’intrattenimento e dello spettacolo in senso ampio, l’entertainment come ormai si definisce comunemente. Come spettacolo non penso solo alla competizione, ma a tutte le sue componenti, in primis quella del turismo. Ci sono potenzialità incredibili ancora da sviluppare con la Federazione che potrebbe essere da sicuro traino. Aggiungo che sono tante le imprese che potrebbero essere attratte verso il mondo della neve, portando risorse a ogni livello (da quelle economiche a quelle umane).
Il secondo punto si collega di nuovo al mio lavoro: mi riferisco al tema della formazione. Formazione dei giovani atleti prima e durante il loro percorso agonistico; ma anche – e in particolare – al termine della loro carriera. Anche i tecnici e il personale della Fisi debbono essere continuamente formati e aggiornati, per sfruttare al massimo tutte le peculiarità che sono presenti e presentarsi come protagonisti nel contesto delle gare, dello sport ma anche della società.
Un terzo aspetto è quello dell’internazionalità. E qui torna nuovamente l’esperienza lavorativa, visto che la Bocconi – la mia Università – in questi decenni si è sempre più imposta nel mondo. Ormai non si ragiona più solo in termini nazionali, ma bisogna essere aperti a tutto quello che accade oltre i nostri confini. Per la Fis, per esempio, ho realizzato a fine 2019, uno studio sugli effetti economici, finanziari e sociali a causa del cambiamento climatico per il mondo della montagna. Ormai ci sono problematiche comuni che bisogna affrontare insieme.
L’ultimo punto riguarda quello dell’inclusività. Insomma permettere che gli sport invernali siano alla portata di tutti. Ci sono i problemi dei costi per le famiglie da abbassare senza dubbio, ma penso anche ad un appeal diverso degli sport invernali, in modo che sia sempre di più un mondo da vivere direttamente. Magari rinunciando all’ennesima felpa firmata per andare a sciare. Non senza considerare che oltre all’aspetto educativo e sociale, questa sarebbe spesa domestica con ricadute sul nostro territorio».

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