LIVE – Il treno dei desideri, la delusione dell’eterno Thaler e la prima di Sala sul ghiaccio della Jungfrau

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E’ buio ancora quando usciamo dal Falken è raggiungiamo la stazione ferroviaria di Wengen. I ragazzi dello slalom saltano sul treno in direzione Allmend-Wengern Alp come i pendolari in ritardo il lunedì mattina. Ressa, confusione, disordine; ma appena saliti sui convogli, cala subito il silenzio. D’altronde ci sono muscoli e testa da attivare nel riscaldamento fra i pali stretti, un pendio da memorizzare in ricognizione, una manche di slalom di Coppa del Mondo da affrontare. E il podio e la vittoria di questo sesto slalom del 2017, passano anche attraverso questo celere viaggio. Ma lungo per certi versi, perché è il treno dei pensieri. E’ il treno delle speranze, il treno dei desideri: ognuno con i propri dubbi e certezze, paure e sicurezze, soprattutto con i propri obiettivi e sfide prima di lottare fra i pali disegnati sul ghiaccio bernese.

Gross

COURSE NAME, JUNGFRAU – La Jungfrau-Maennlichen fa davvero paura. La neve è una lingua ghiacciata, un tavolo di marmo, una piastrella. Quando ti affacci sul muro ti vengono i brividi, quasi ti viene da balbettare. Ti manca il terreno sotto i piedi; l’attacco del muro è un tuffo nel vuoto. La tracciatura ti porta veloce sul muro e subito incontri una doppia che ti mette a dura prova. Di fronte ed intorno le imponenti vette bernesi imbiancate, come se cullassero e proteggessero le piste del Lauberhornrennen, giunto all’edizione numero 87 (che ieri ha visto una giornata bestiale con la cancellazione della discesa). In ricognizione i più esperti si piantano all’ingresso del muro e osservano con disinvoltura pendio e tracciatura.

L'ingresso del muro della Jungfrau-Maennlichen @Gabriele Pezzaglia
L’ingresso del muro della Jungfrau-Maennlichen @Gabriele Pezzaglia
Patrick Thaler e Daniele Simoncelli in ricognizione ©Gabriele Pezzaglia
Patrick Thaler e Daniele Simoncelli in ricognizione ©Gabriele Pezzaglia

SALA E LA GIOIA DI UN PIAZZAMENTO SU UN PENDIO LEGGENDARIO – I più giovani, e in particolare gli esordienti, sgranano gli occhi, hanno i quadricipiti che tremano, hanno il cuore che pulsa, hanno il respiro corto, hanno i dubbi nella testa. Giordano Ronci sfiora la qualifica, Federico Liberatore deraglia, Tommaso Sala strappa un ventesimo posto e se la gode, sbalordito certo, ma entusiasta del secondo miglior piazzamento in Coppa del Mondo su una pista leggendaria. Ma eccolo il brianzolo a fine gara.

SEMPRE APPLAUSI AL ‘NONNO DI SARNTAL’  – Chi invece è deluso e abbacchiato, e fa quasi fatica a parlare è Patrick Thaler. Peccato davvero, che disdetta la seconda manche. Quinto dopo la prima frazione, il ‘nonno di Sarntal’ patisce i segni, tribola a trovare il ritmo più efficace. E allora sbaglia, incespica e finisce per deragliare. Ma noi lo applaudiamo lo stesso: a 38 primavere ed è in primo gruppo di merito nella disciplina che esalta esplosività, elasticità, reattività. Eterno, sempiterno, leggendario. E’ proprio come Wengen: unico.

ERRORI PER MOELGG E GROSS. ECCOLI NEL VIDEO – E poi c’è Manfred Moelgg. Dai, diciamo la verità. Quando trionfi e poi fai altri due podi (e un quarto posto), ti aspetti un ulteriore segnale ad altissimo livello. Questa volta l’irriducibile ladino di Mareo perde il podio, ma classifica alla mano non manca poi tanto alle primissime piazze. Mezzo secondo circa, che l’inossidabile marebbano ha lasciato sul ghiaccio elvetico non tanto in un errore sul muro nella seconda manche, ma in una sciata nel complesso poco reditizia nella prima frazione. E Stefano Gross? Forte, fortissimo. Un maestro a far tagliare lo sci, ma purtoppo infarcisce ancora le prestazioni di troppi errori. Ha nelle gambe il podio, forse più di Campiglio dove lo ha centrato, ma manca di continuità il Sabo nazionale. 

Stefano Gross in azione oggi ©Agence Zoom
Stefano Gross in azione oggi ©Agence Zoom

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