Esulta Paris ©Agence Zoom

Dominik Paris il nostro diamante più prezioso! La passione, la super velocità, il vincolo: questi sono i suoi più grandi punti di forza.

La passione. Su questo non c’è alcun dubbio Domme ama enormemente sciare! Ne ho avute innumerevoli prove: alle olimpiadi di Vancouver quando dopo settimane inattive al villaggio bramava per farsi qualche giro sui suoi amati sci, non tanto per debuttare in quel grande evento; oppure agli outlet di Dillon in Colorado dove tutti acquistano vestiti alla moda e lui pantaloni e giacche per sciare libero e in incognito nella sua Val D’ultimo. Basta osservarlo attentamente quando scende in gara, o quando si allena, per capire che esprime gioia da tutti i pori, che si diverte, che gode nel fare un salto o nel tirare una curva perfetta. Vi garantisco che non è per tutti così, per molti lo sci diventa una professione, bella e più gratificante di altre ma pur sempre un lavoro, per Dominik resta una gioia assoluta.

La super velocità. Non so in che altro modo chiamare questa dote assoluta che possiede Paris e pochi altri. Tutti noi abbiamo una velocità limite, viaggiando in macchina per esempio, fino ad un certo punto siamo rilassati, a volte purtroppo persino distratti, ma quando iniziamo a pigiare sull’acceleratore ci concentriamo e i nostri sensi si attivano al massimo, a un certo punto però se spingiamo ancora i nostri freni inibitori ci fanno contrarre e irrigidire, rendendo la nostra guida inefficace e insicura. Sulla neve succede la stessa identica cosa, anzi visto che i discesisti scendono quasi nudi, a velocità folli, su terreni sconnessi, lascio a voi immaginare quali siano le sensazioni e le incontrollabili inibizioni. Ebbene a Dominik tutto questo non succede, a lui scendendo da Kitz non viene paura, non si contrae più del normale, non perde lucidità. Domme in quelle condizioni limite, non ha il minimo tentennamento, rimane muscolarmente sciolto, riesce a pensare come fosse seduto a una partita di scopa, l’unica sua preoccupazione resta, oltre a godere di tale situazione, quella di spingere ancora di più, di ricercare ancora e ancora l’andare più veloce.

Il vincolo laterale. Immaginatevi di attraversare di corsa in diagonale un prato molto ripido in discesa, magari di mattina con la rugiada: i vostri piedi devono riuscire ad aderire al terreno per non farvi scivolare verso il basso, le vostre caviglie devono far mordere l’erba con la parte laterale delle scarpe. Sulla neve è esattamente la stessa cosa, lateralmente lo sci deve vincolarci con le lamine mordendo la neve o il ghiaccio senza farci scivolare o derapare. Entrambi gli sci se la neve è molle, maggiormente quello esterno se la neve è durissima come a Kitz. In questo particolare elemento tecnico Paris è un vero maestro! Proprio con la sua capacità di vincolo ha vinto la gara, è riuscito a non farsi mai spingere all’esterno, fuori linea, dalle curve più difficili e nella diagonale finale (con una pendenza laterale vertiginosa) ha tenuto la linea senza minimamente frenare. I suoi avversari non ci sono riusciti, anche Beat Feuz e Hannes Reichelt, persino in molti tratti più veloci del nostro, hanno poi sbagliato non tenendo il vincolo laterale rispettivamente nella parte finale per l’uno e nelle curve iniziali per l’altro. Anche Domme ha avuto una incertezza ma per fortuna ha prontamente recuperato con una destrezza che la sua struttura fisica non giustificherebbe, ma che invece vi assicuro possiede.

Lo stupore. Sento e leggo ancora un po’ di stupore e diffidenza nei confronti di Dominik Paris. Anch’io ne ho avuta agli inizi, la prima volta che ha partecipato alla Coppa del Mondo con la trasferta nord americana di Lake Luise e di Beaver Creek lo pensavo uno sciatore solo scorrevole, il classico slittone. A Beaver quindi, discesa ripida e difficile, ero preoccupatissimo che non riuscisse neanche a portare a termine la prova per limiti tecnici e l’ho duramente catechizzato di andare piano, frenando magari in punti strategici. Invece fin dal primo giro mi ha dimostrato le sue capacità facendomi subito rendere contro di trovarmi davanti a un fenomeno. Bisogna che tutti ci credano e lo capiscano, mettendolo in condizione di esprimere tutto il suo enorme talento. Scommetterei senza alcun dubbio che diventerà il discesista Italiano più forte della storia. Mi spiace enormemente di non averlo avuto nel pieno della sua efficienza alle Olimpiadi di Sochi, perché avrebbe tranquillamente potuto vincere. Deve essere la nostra carta vincente il prossimo anno in Corea e anche in futuro perché è ancora giovane e per altri dieci anni ci può dare soddisfazioni. Quest’anno nonostante Kitzbuhel, perché in realtà non è ancora al massimo: sabato è andata bene, ma da lui mi aspetto tutt’altro dominio. Speriamo comunque che questa vittoria sia un buon viatico per i vicini Mondiali di Saint Moritz.

I Norvegesi. In questo weekend hanno fatto un passaggio a vuoto tutti i Norvegesi, da Kjetil Jansrud a Henrik Kristoffersen, passando per un Aleksander Aamodt Kilde sufficiente in super, a tratti imbarazzante in discesa. Non è affatto un caso, infatti il loro modo di sciare estremamente moderno, fatto di contro movimenti per dare maggiore slancio, di grandi “aperture” del gesto per avere maggiore margini di spinta è stato messo in crisi dalla preparazione delle piste di Kitz. Non il solito “barrato” estremamente liscio dove il contatto lamina neve è molto continuo, ma un duro molto irregolare dove lo sci continua a rimbalzare e non ha mai il contatto uniforme dalla punta alla coda. In queste condizioni è impossibile sfruttare i dislivelli della curva per accelerare, bisogna invece contenere l’apertura del gesto ricercando un equilibrio più stabile e centrale. Anche in slalom, dove con gli sci più corti il problema è ancora più accentuato. Dello slalom però vorrei parlare dopo Schladming, martedì.

Christof Innerhofer. Se le condizioni della pista appena descritte hanno mandato in tilt i norvegesi, sono invece il campo di battaglia preferito di Inner. Quando gli sci “sbattono” istintivamente tutti cedono verticalmente cercando di ammortizzare gli impatti, il nostro Inner invece spinge forte estendendo gli arti verso il basso mantenendo così un’aderenza molto più efficace e la precoce deformazione dell’attrezzo. Non è certo facile e, tra l’altro, è un gesto completamente contro istintivo. Inner ha dimostrato più e più volte che in queste condizioni è fortissimo, forse perché essendo in infanzia un po’ gracilino ha da sempre dovuto mettere in atto questa astuzia tecnica per reggere il confronto con giovani dotati di una forza fisica maggiore della sua. Eroico poi nel partecipare alle gare nonostante la fortissima sofferenza all’arto infortunato, anche se, come tutti i campioni Christof ha una percezione del proprio corpo eccezionale che lo rende invincibile in alcune occasione e forse anche più sensibile di altri al dolore. Si offenderà naturalmente, come sempre quando gliel’ho detto, non comprendendo che lo faccio per fargli un complimento, non una critica.

Peter Fill. Bravo Pietro, continui a sorprendermi, peccato per il mancato podio. Nonostante l’età che avanza riesci con la tua enorme classe e la tua astuzia tattica a mantenerti ancora molto bene ai vertici. Continua così, cercando magari ancora un colpaccio!

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