Nicolò Menegalli ©Gabriele Pezzaglia

Un buco, una vasca, un gradino, un solco. Seconda manche dei Campionati Italiani Giovani di slalom. Pila, Valle d’Aosta, inverno 2015. Dopo aver dominato la prima manche, Nicolò Menegalli deraglia nella seconda frazione gettando al vento la vittoria e la conferma in squadra nazionale. Ecco, un altro esempio, un’altra storia di come in un attimo può girare il vento, stravolgere una carriera, cambiare la vita. Menegalli, per tutti Mene, veronese di Peschiera del Garda, due anni in squadra nazionale, ha iniziato la sua parabola discendente proprio quando ha affossato gli sci in quel buco maledetto ed è esploso a gambe all’aria. Un solco nella sua vita potremmo dire, un segno che rimarrà. Fuori squadra il biennio successivo, eccolo con la Forestale, quei ‘guerrieri verdi’ con qui ha cercato di riemergere come tutta la magica banda degli #InossidabiliSenior. Ma il destino era segnato in quella buca, e così due infortuni (prima nel marzo 2015 la schiena e il ginocchio lo scorso gennaio) lo hanno obbligato a pensare a lasciare l’agonismo.

INFORTUNI E IL NO DEI CARABINIERI – «Infortuni e non solo. Anche la chiusura della Forestale è stata una mazzata. I Carabinieri mi hanno escluso dal nuovo gruppo sportivo militare e quindi ho iniziato a maturare la decisione di smettere. E così è stato nel corso dell’estate…». Mene è approdato in azzurro grazie al lavoro di Fabrizio Cesamolo e Damiano Scolari nello Sci Club 2000 di Mason Vicentino e ad Andrea Schenal in Comitato regionale Veneto (in carriera tre bronzi fra tricolori Aspiranti e Giovani). «Non smetterò mai di ringraziare Fabri, Damiano e Schena», ci dice. E adesso? «Corso maestri e soprattutto il lavoro a casa a Peschiera del Garda nella gastronomia-ristorante Marco e Daniela Time, attività di famiglia. Ma lo sci, o meglio, l’agonismo è sempre nel cuore di Menegalli: «Ho fatto il lavoro più bello del mondo, l’atleta. Una esperienza che segnerà la mia vita. Per sempre». Già, a proposito di solchi…

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