Gariboldi
Federico Gariboldi sorridente dopo la medaglia tricolore di Pila nel marzo 2015

Risorgere, ripartire. Praticamente rivivere. Ma con un sogno infranto, nonostante la gara più importante, continuare a vivere, è stata vinta. Sono passati 16 mesi da quel maledetto, maledettissimo 2 maggio. Sono trascorsi momenti bui, tremendi, angoscianti, sfinenti. Sono passati periodi dove, anche quando dal punto di vista clinico il pericolo di non esserci più era definitivamente scongiurato, è stato difficile progettare un futuro. Federico Gariboldi, milanese classe 1994, ha lottato per oltre un mese e mezzo in ospedale. Una guerra, anche se silenziosa. Cranio, cuore e polmoni vicini al collasso dopo l’incidente. Bollettini medici da incubo, poi, come d’incanto, grazie ad un fisico bestiale e quella voglia di vita che aveva ed ha dentro, un netto miglioramento.

Ad agosto, il Gariba, sugli sci per l’esame di maestro in Valle d’Aosta. E intanto ancora riabilitazione, fra la gioia di avercela fatta e la paura di avere ancora strascichi pesanti. «Mi avevano accennato ad eventuali problemi di memoria. E allora, anche se sulla via del definitivo recupero fisico, ero triste perché avevo paura di non poter trascorrere una vita normale. Invece non ho avuto problemi di questo genere, anche se è stato davvero duro l’autunno scorso. Sapere cosa mi ha dato una grossa mano? Fare il maestro di sci in inverno a Courmayeur, essere utile, vedere crescere i miei allievi, fare felici tanti ragazzi». Gariboldi, maestro nella scuola sci Monte Bianco, si è messo a studiare adesso. «Fisioterapia ed osteopatia nel mio futuro. Mi piacerebbe avviarmi a questo mestiere, anche se il maestro sarà sempre un lavoro, anche se probabilmente secondario». Gariba ce l’ha fatta, come tanti. Anche se il suo grande sogno è svanito. Di colpo, come un battito di ciglia, un respiro. «Ho passato i miei anni dell’adolescenza e i primi anni della giovinezza con il sogno di fare lo sciatore di professione. Purtroppo quella macchina mi ha costretto a cancellare questo sogno, anche se certi traguardi importanti come il podio ai tricolori di gigante l’ultimo anno Giovani è stato centrato e una buona stagione successiva da Senior come portacolori dell’Esercito. L’agonismo mi manca, mi mancherà sempre. E ai ragazzi che oggi sciano dico di non mollare mai, che quando si ha la salute ogni traguardo è possibile. Tuttavia la lezione di vita dell’agonismo è unica. Cerco infatti di mettere quella determinazione, quella grinta, quella voglia di spaccare il mondo in ogni cosa che faccio. Ovviamente cerco, perchè non è sempre così, non è sempre facile, scontato» Insomma, sempre in pista Gariba, sempre al cancelletto di partenza. D’altronde il marchio di fabbrica c’è. Ed è quello degli #inossidabilisenior.

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