Fra i segreti di Bertoldini c’è una mental coach

Andrea Bertoldini, classe 2004 portacolori dell’Esercito e fra le punte dello sci club Lecco, ha dominato la classifica del gigante e dello slalom del Gran Premio Italia Junior: addirittura cinque le vittorie in gigante. Ed eccolo allora in squadra nazionale giovanile. Fra allenatori sul campo di sci club, comitato regionale e gruppo sportivo, c’è un’ altra figura importante. E’ Veronica Chantal Bertarini, mental coach. Ma sentiamo Andrea: «Lo scorso anno un po’ di ansia mi causava un’attivazione troppo elevata in partenza alle gare. Con Veronica sono riuscito ad avere sempre lo stesso livello di attivazione, ho imparato a dare tutto in gara nonostante la pressione in partenza. Mi hanno aiutato sicuramente i lavori sulla respirazione per diminuire l’attivazione, che ho utilizzato anche prima di tuffarmi dal cancelletto. Fino a due, tre numeri prima di partire, non penso tanto alla competzione. Mi concentro dopo il riscaldamento proprio prima di entrare nel cancelletto. Poi una volta che ci sono, ho imparato ad essere solo io e la gara, senza pensare a tutto quello che può essere successo prima o a tutto quello che mi circonda. Quando lavori con uno psicologo dello sport si fanno dei lavori lontano dalle piste da sci, che però poi devono essere messi in pratica sul campo e con costanza per ottenere dei risultati».

Bertoldini ha fatto davvero una stagione scoppiettante, una supremazia fra le porte larghe ma anche in slalom è andato forte. L’spetto mentale, dicevamo, è stato fondamentale per Andrea. «Sono diventato più forte dopo i momenti di crisi, questa capacità di chiama anti-fragilità. Ho capito che può succedere che dieci gare vadano male, ma l’importante è non abbattersi e provare a reagire dopo aver analizzato gli eventuali errori. Per esempio in passato ho attraversato mesi difficili ma ho provato a non abbattermi e alla fine le cose sono andate per il verso giusto. Sono riuscito ad entrare nell’Esercito e questo per me ha rappresentato un grande traguardo, ma specialmente un punto di partenza perché mi ha aperto le porte ad una vera e propria carriera sportiva». Talentuoso, ma anche uno che ci ha sempre dato dentro Bertoldini. Uno umile. «Sicuramente tutto quello che sono adesso me l’hanno insegnato i miei genitori, quindi a loro devo tantissimo». Chiude Bertoldini tornando a Bertarini: «Nella società c’è la falsa credenza che si va da un mental coach solo se si hanno problemi ma non è così, si va per potenziare la propria prestazione. Ecco perché ho deciso di iniziare questo percorso insieme a Veronica. Una scelta importante come quella del nutrizionista ad esempio».

 

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