A Zagabria è Manfred il marziano

La storia della settimana di Marco Pastore

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Manfred Moelgg in azione ©Agence Zoom

Stratosferico! Dopo un’ottima prima manche, Manfred Moelgg compie un capolavoro nella seconda prova dello slalom di Zagabria e non ce n’è per nessuno. Se è vero che la perfezione non esiste nello sci, questa volta siamo davvero vicini. Una prestazione straordinaria che riassume una carriera fantastica, tutt’altro che all’epilogo finale. Dopo la prima frazione si parlava di una gara serrata, con ben 17 atleti racchiusi in un secondo. A fine gara si parla di una vittoria schiacciante del campione di San Vigilio di Marebbe. Non ci sono scuse o attenuanti per quei due, quelli che vengono chiamati marziani. Escono sconfitti da un nuovo marziano, se proprio vogliamo confermare il termine. Lo sci è davvero uno sport fantastico, imprevedibile e spietato. Dall’esterno, sbilanciarsi è sempre pericoloso, troppo facile essere smentiti in un batter d’occhio. Lo slalom al maschile regala sempre spettacolo ed il livello complessivo è davvero pazzesco. E così ci troviamo a celebrare un campione che a 34 anni, dopo 250 gare di Coppa del Mondo coglie il suo terzo successo (diciannovesimo podio), dominando.

SMENTITE A RAFFICA – Nell’ambiente se ne sentono tante, spesso critiche, a volte elogi. Non ne è esente Manfred Moelgg, dato in declino più volte negli ultimi anni, ma sempre in grado di smentire chiunque lo abbia criticato o sminuito. Lo abbiamo visto uscire dai top 30 più volte ed ha saputo sempre risalire. Determinazione, tenacia, passione, fame ed enorme professionalità hanno sempre accompagnato questo grande talento. Quest’anno ha iniziato subito forte in slalom. Chi ben comincia è a metà dell’opera? Sembra proprio di sì perché i risultati sono arrivati con costanza ed oggi parliamo di vittoria e terzo posto nella classifica di slalom. Anche in gigante, seppure a sprazzi, si sono visti ottimi parziali e il 2017 potrebbe regalargli le soddisfazioni che in passato non sono certo mancate, anche in questa disciplina.

INFORTUNI – Gli infortuni. Come gran parte degli atleti, anche Manfred ha dovuto fare i conti con gli infortuni. Ricordiamo su tutti la rottura del tendine d’achille nell’agosto del 2014. Il 6 gennaio 2015 era già 16° sulla stessa pista che oggi lo ha consacrato vincitore. Detta in tre righe sembra poca cosa, ma solo lui sa quanto lavoro ci sia voluto per tornare competitivo in così poco tempo. Purtroppo vediamo sempre più atleti costretti a saltare intere stagioni per via degli infortuni, ma non si parla mai abbastanza di ciò che fanno per tornare ai vertici. Un lavoro dietro alle quinte che necessita di grande forza mentale, oltre che fisica. A volte c’è il supporto di super strutture all’avanguardia, a volte si recupera in autonomia, coadiuvati da pochi fedelissimi. Alla base c’è sempre il sacrificio, la fatica e sì, anche il dolore. Quanti ce la fanno? Immaginiamo che dipenda anche da madre natura, ma di fatto, solo pochi tornano in alto. Manfred Moelgg è uno di questi.

SACRIFICIO – Oggi lo sci è diventato uno sport per pochi. I costi esorbitanti impediscono a parecchie famiglie di poter far coltivare il sogno ai loro figli. Ma coloro che hanno la fortuna di potersi allenare e gareggiare, non sempre sfruttano al meglio questo privilegio. Bisogna divertirsi? Certo, ma facendo fatica. Ci vuole metodo e qualità? Assolutamente, ma alla base ci vuole una gran voglia di riuscire. Manfred Moelgg, come tanti altri atleti, intendiamoci, rappresenta tutto questo e deve essere un esempio per i più giovani. Il futuro dello sci agonistico italiano si costruisce anche grazie agli esempi, gli idoli, i campioni di riferimento.