Veneto, il bilancio di Schenal e Pieruz

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Ecco la relazione ed in allegato le schede atlete/i

Come allenatori, abbiamo sempre un unico denominatore comune: per mezzo dell’allenamento arrivare a  produrre risultati didattici ed agonistici apprezzabili. Abbiamo il compito di aiutare i nostri atleti a migliorare i processi di apprendimento; il modo migliore  per raggiungere questi risultati è di creare delle condizioni favorevoli all’apprendimento, ovvero essere dei facilitatori  di questi processi. Dobbiamo  avere sempre ben presente l’elemento fondamentale, la motivazione, che rimane comunque e ad ogni livello alla base di qualsiasi successo sportivo. E’ senza dubbio la chiave d’accesso al lavoro di tutti i giorni, attraverso il quale l’atleta soddisfa i propri bisogni, gli stimoli positivi, l’interesse e il divertimento, la ricerca di affiliazione verso l’allenatore ed i compagni di allenamento e non ultimo il bisogno di affermazione e di riuscita.

La monotonia: molto spesso noi allenatori rischiamo inconsapevolmente di far scadere le sessioni di allenamento per mezzo di ripetizioni stereotipate, che producono negli atleti l’effetto della noia che prende spazio all’interno dell’individuo per mancanza di soddisfazione verso un’attività che rimane estranea alla propria realizzazione. Pensando alla noia, possiamo dire che rappresenta senza dubbio e in modo particolare nella popolazione giovanile di questo preciso periodo storico un fattore negativo che incide fortemente su ogni tipo di comportamento. Resta logico pensare che una persona più è spinta ad imparare una particolare attività, più vi si eserciterà. Nell’allenamento di tutti i giorni l’allenatore deve evitare accuratamente la noia e la monotonia, cambiando e modificando gli scenari delle esperienze didattico/agonistiche, per renderle più motivanti e stimolanti.

L’atleta, pur essendo una persona, rimane pur sempre un atleta. Ed è con questo ruolo (che richiede sacrificio, determinazione, e una continua ricerca di trascendere i propri limiti per vincere), che è chiamato a confrontarsi davanti alla sconfitta. Quando la sconfitta è fisica, un infortunio per l’appunto che si presenta inatteso, neppure l’atleta nulla può, se non accettarlo. Questo tipo di accettazione del "fallo" giocato dal destino, diversamente dalla sconfitta consumata contro un avversario in carne ed ossa, è la sfida più dura per lo sportivo ed è per questo che i risvolti psicologici legati all’infortunio e la capacità di resilienza non sono da sottovalutare.

"C’è un avversario più veloce di Bolt, più ubriacante di Messi, più tosto di Alonso e più mostruoso di Federer: il suo nome è infortunio”. L’atleta vive il tempo dell’infortunio al 100%. La persona infortunata è focalizzata sul tempo: sul tempo necessario al rientro e più direttamente sul tempo che vive nella condizione da infortunato.

L’atleta prova dolore. E’ una difficoltà, quella dell’infortunio, in grado di mettere a dura prova anche i caratteri più forti, solidi e pacati proprio a causa delle impreviste emozioni da dover fronteggiare: la paura del dolore, la rabbia verso gli oggetti del proprio infortunio, la frustrazione del non poter fare come prima, il pensiero magico che tende a farci credere di poter cambiare la situazione non accettandola, la circospezione nello svolgere esami e terapia, il terrore della ricaduta, la gioia per un movimento corretto e sano, lo sconforto nel rilevare i limiti imposti dal proprio corpo malato… In una fase così delicata non c’è da stupirsi quanto mente e corpo siano un tutt’uno e di come si influenzino a vicenda.

SETTORE MASCHILE – Entusiasmo, monotonia e infortuni… questa è la ‘fotografia’ della  stagione appena terminata. L’entusiasmo con il quale siamo partiti: una squadra giovane, di dieci elementi, tutti aspiranti, capitanati da Nicolò Menegalli, 18 anni, protagonista nelle ultime annate di una crescita tecnico/fisica inarrestabile, una serenità e una maturazione che ne fanno un elemento di punta della squadra “C” nazionale, con tre atleti inseriti nel Gruppo Sportivo Forestale e altrettanti nella Leva giovanile azzurra, tutti pronti e motivati a lavorare sodo e a dare battaglia sul campo. La ‘monotonia’ che purtroppo sta colpendo il nostro sport in questo particolare momento ‘storico’, con sempre meno ghiacciai a disposizione durante il periodo estivo e con lo Stelvio, unico oramai rimasto in Italia, che la fa da padrone, oltre a dei calendari gare che metterebbero in difficoltà in quanto ad intensità, qualità delle manifestazioni e chilometraggio anche dei piccoli Schwarzenegger… (vedi il nostro aspirante del ’96 Marco Enrico Cirillo che ha partecipato a ben sessantaquattro gare e ne ha portate a termine ventisei, meno del 50% che è stata in questa stagione più o meno la media ‘molto bassa’, anche per le continue condizioni avverse di meteo e di pista, di tutti gli atleti).
Gli infortuni, purtroppo vera nota dolente di questa stagione che ci hanno dato la prima grande mazzata all’esordio nelle gare di novembre colpendo seriamente Tiberio Guidolin e Andrea Rossi e che poi durante l’inverno non hanno risparmiato nemmeno Pietro Cipriani, Andrea Scuccato e Mattia Pincini tanto da costringerli a chiudere anticipatamente l’attività, oltre a Edoardo Longo (che rientrava da intervento ai legamenti del ginocchio), Nicolò Menegalli e Marco Enrico Cirillo che hanno avuto degli ‘stop’ più contenuti ma che ne hanno comunque condizionato il rendimento e indebolito la fiducia in uno sport come il nostro dove la ‘capacità di rischiare’ è una delle qualità fondamentali.

Nonostante questo, con una squadra minata nel fisico e nel morale, abbiamo sfiorato tre medaglie  ai Campionati Italiani di categoria, perse per pochissimi centesimi, abbiamo migliorato sensibilmente i punteggi internazionali e se è vero che si impara molto più dalle sconfitte  e dalle difficoltà che dalle vittorie, per dei ragazzi cosi giovani (non dimentichiamo che erano dei ’94, ’95 e ’96 che gareggiavano ancora con i ’92 per il blocco della categoria) una stagione cosi dovrebbe averli condotti alla laurea…

L’ottimismo che non è mai venuto meno in tutti questi anni alla guida del Veneto, la  fiducia che ripongo nei nostri atleti e nel loro recupero psico/fisico, l’atteggiamento di persistenza che gli riconosco poiché hanno l’aspettativa fondata di raggiungere i loro obiettivi, la capacità di valutare le avversità come sfide da accettare e vincere, l’accettazione dei limiti invalicabili, la ricerca di opportunità che l’ambiente può offrire per risolvere i problemi e superare le difficoltà e per migliorare tutta la fase preparatoria e di avvicinamento alle gare, ed infine le buone notizie  giunte dai ‘ragazzi coordinati da Edi Savi’ che hanno primeggiato ai Campionati nazionali allievi e che vedranno il futuro inserimento nell’organico di matricole di ottimo livello, fanno guardare con fiducia all’immediato futuro.

SETTORE FEMMINILE – Nel settore femminile dopo una buona preparazione nel periodo estivo-autunnale, la squadra formata dalle due ’94 Francesca Curtolo e Silvia Radice, nonché da Andrea Dalmasso, Stefania Carli, Alice Galante (’95) e dalle giovani Asja Zenere e Michela Moriconi (’96), era pronta per iniziare una nuova stagione agonistica. Quest’anno agli atleti che partecipavano ad almeno il 70% degli allenamenti sia atletici che sugli sci veniva calcolato un contributo giornaliero per andare incontro alle numerose spese delle famiglie. Questa iniziativa ha riscontrato un buon successo visto il periodo di crisi che ci attanaglia. Il programma di allenamento si è così svolto: 13 giorni di atletica tra Vittorio Veneto, Caorle e Palus S. Marco (Centro Sportivo Forestale) capitanati dal Prof. Paolo Artico che ringraziamo per la sua enorme disponibilità non solo per il periodo estivo ma anche per i consigli elargiti durante l’inverno e 30 giorni di sci suddivisi tra Stelvio, Landgraaf e Hintertux. Anche quattro allieve (Lucia Dalmasso, Maria Vittoria Sonego, Sofia Pizzato e Allegra Scarpa) hanno  partecipato alla preparazione atletica ed al ritiro di velocità in ghiacciaio. Purtroppo, come per la compagine maschile, gli infortuni hanno avuto il sopravvento. A pochi giorni dalle prime gare, Moriconi prima Galante poi, hanno dovuto alzare bandiera bianca e ricorrere ad interventi chirurgici non facili. Anche durante il resto della stagione la sfortuna ci ha accompagnato fermando per un mese Zenere e facendo chiudere anticipatamente la stagione a Gnech e Bianchi. Essendo in credito con la fortuna e conoscendo la loro forza di volontà e tenacia sono sicuro che torneranno a dimostrare tutto il loro valore. L’inverno ė stato caratterizzato dal maltempo che ha costretto le atlete ad uno sforzo maggiore viste le condizioni non sempre ottimali delle piste e gli organizzatori delle gare a numerosi rinvii e spostamenti. Nonostante tutto siamo soddisfatti del lavoro svolto e dei risultati ottenuti anche se la costanza non si può dire sia stata la nostra arma migliore. L’anno si chiude con Andrea Dalmasso che, dopo aver centrato vari podi aspiranti nelle gare di slalom delle FIS istituzionali, vince l’oro sempre nella medesima disciplina ai Campionati Italiani Aspiranti a Tarvisio. In questi campionati dobbiamo ricordare il quarto posto a due centesimi dal podio di Zenere in super g e la grande prestazione di squadra, purtroppo senza medaglia, in gigante con 5 atlete venete nelle prime 12 posizioni (5 Zenere 6 Scussel 7 Dalmasso 11 Vinelli 12 Minotto) che conferma la bontà del lavoro svolto dalle società venete che ringrazio per la collaborazione e disponibilità dimostrata. Altro appuntamento importante dell’anno sono stati i Campionati Italiani Giovani i quali hanno confermato la crescita di Asja Zenere che nonostante fosse la più giovane in gara, è riuscita ad entrare nelle prime 15 posizioni in tutte le discipline tranne che in slalom. Con queste gare riesce a terminare la stagione in terza posizione mondiale nella classifica per anno di nascita in discesa libera per quanto riguarda i punteggi internazionali, e settima in superg. Ci si aspettava qualcosa in più da Radice e Curtolo che non sono riuscite a replicare la stagione passata per vari motivi, tra i quali uno scarso rendimento atletico, lo studio che ha portato via numerose energie, dovendo affrontare quest’anno gli esami di maturità, e il calendario gare non proprio ottimale. L’augurio è che l’anno prossimo, con la mente sgombra, si possano raggiungere gli obiettivi prefissati. Carli ha avuto una stagione di alti e bassi con differenze di prestazioni non indifferenti anche nel corso della stessa gara; ricordiamoci che rientrava da un brutto infortunio nella passata stagione e quindi, anche se non si vorrebbe, degli strascichi sono inevitabili, ma lavoriamo per fare in modo che nel corso dell’estate si possano superare per poter affrontare al massimo una nuova stagione. Da notare la crescita di Scussel che oltre al buon risultato a Tarvisio ha migliorato sensibilmente i punteggi fis. Altre due atlete facevano parte del gruppo aggregate: Martina Gnech e Federica Vinelli. La prima in preparazione ai Campionati Italiani Giovani è caduta rovinosamente fratturandosi naso e pollice non potendo così partecipare ai suddetti campionati; Vinelli, cambiando materiali non è riuscita a raggiungere i risultati sperati anche se ha dimostrato di avere delle buone qualità. L’ultima cosa da ricordare è il cambio materiali che il prossimo anno diventerà obbligatorio per le discipline veloci e per il gigante. La preparazione per la nuova stagione sarà orientata verso la ricerca del giusto feeling con i nuovi materiali i quali sembrano affaticare di più l’atleta e sentiti i feedback di chi li ha usati dovremmo ulteriormente migliorare la preparazione atletica.

In conclusione dobbiamo nuovamente sottolineare il grandissimo lavoro effettuato da Paolo Artico come preparatore atletico e mai come ora nella gestione e nel recupero degli atleti infortunati; l’impegno, la determinazione e la professionalità degli allenatori di club,  il ruolo difficile e appassionato dei genitori, il supporto di tutta la grande famiglia del Corpo Forestale dello Stato. Doveroso omaggiare i nostri tre ‘grandi saggi’: Il Presidente che sa ‘bacchettare’ ed ispirare ma soprattutto guidare con fermezza i propri uomini, con i nostri ‘capo struttura’ Gigi e Roberta che in tutti i momenti di difficoltà (e sono stati purtroppo molti) ci sono sempre stati vicini, minimizzando di fronte ai problemi e contribuendo fattivamente alla loro soluzione, ed esortandoci a tenere duro e a non mollare, mai.

Grazie a tutti.
ANDREA SCHENAL
ARONNE PIERUZ