Vail 2015, dopo 16 anni Italia femminile senza medaglie

7

L'ultima volta era accaduto proprio a… Vail, nel 1999. Ora, ripartire

Zero medaglie. Come a Vail, nel 1999 (e anche 1989, a ben guardare, ma allora la squadra femminile era composta da pochissime atlete e comunque c’era già una giovanissima Deborah Compagnoni a fare esperienza). Mondiali stregati, da quelle parti. L’Italia femminile esce dalla rassegna iridata 2015 senza essere mai salita una volta sul podio. E, forse più grave, senza averlo mai sfiorato, nemmeno, questo podio. 

PODI – E’ la prima volta in 16 anni che si verifica una situazione di questo tipo. Paradossalmente, dopo la prima metà di stagione migliore dell’ultimo lustro. Quindi, attenzione a generalizzare la critica… Nulla di eccezionale fino a fine gennaio 2015, certo, ma almeno erano arrivati una vittoria e due podi in Coppa del Mondo. Tornando ai Mondiali, da Skt. Anton 2001 fino a Schladming 2013, invece, almeno una medaglia le azzurre erano sempre riuscite a conquistarla negli anni 2000, passando da Karen Putzer (argento in gigante e bronzo in combinata nel 2001), Denise Karbon (argento in gigante a Skt. Moritz 2003), Lucia Recchia (argento in superG a Bormio 2005), Elena Fanchini (argento in discesa a Bormio 2005), ancora Denise Karbon (bronzo in gigante ad Aare 2007), Nadia Fanchini (bronzo in discesa a Val d’Isere 2009), Federica Brignone (argento in gigante a Garmisch-Partenkirchen 2011) e di nuovo Nadia Fanchini (argento in discesa a Schladming 2013). 

FLOP GIGANTE
– Dunque, un disastro se pensiamo che il miglior risultato, oltre a quello di Francesca Marsaglia nella Combinata Alpina, è stato l’ottavo posto di Daniela Merighetti in discesa, un’atleta che il 20 gennaio 2015 era sotto i ferri. Attenzione almeno ai processi sommari, però, perché resta quanto scritto, cioè una stagione di Coppa del Mondo non negativa, quanto meno, come il Mondiale. La delusione più grande a Vail è venuta dalle gigantiste, per due motivi: primo, perché la squadra era in forma e si era preparata bene; secondo, perché, Fenninger a parte, tra prima e seconda manche sono state 13 le ragazze in grado di giocarsi una medaglia, e Brignone e Nadia Fanchini potevano essere tranquillamente con loro, perché in stagione avevano fatto vedere di poter competere con tutte le migliori in questa specialità. In più, Rebensburg e Lindell-Vikarby, salite sul podio, non erano parse irresistibili o imbattibili, durante l’anno. Anzi. Si poteva fare e il rimpianto è grande. Nessuna scusa per neve e pista, in questa specialità una medaglia poteva essere agguantata. Ci resta la consolazione della grande prima manche di Marta Bassino, la 18enne piemontese iridata jr. che, se ben indirizzata, potrà arrivare a vincere in Coppa del Mondo nel giro di 1-2 stagioni e che fra due settimane, a Bansko, si cimenterà anche in superG. 

INVERTIRE LA ROTTA – Una analisi approfondita, però, andrà fatta, e in parte qualcosa è già trapelato dalle parole del presidente F.I.S.I., Flavio Roda. Noi ci limitiamo a ricordare che l’Italia ha buoni numeri, a livello di praticanti, in questo sport, molto più alti rispetto a quelli che possono vantare biathlon, fondo, combinata nordica ecc ecc, dove però atleti di alto livello non mancano, con vittorie e podi annessi e connessi. Nello sci alpino dovremmo vincere molto di più proprio per questo motivo. Il problema è che lo facciamo, magari, ma nelle categorie minori. Quindi, urge una sterzata nell’organizzazione a livello d’elite. Il budget a nostra disposizione non è quello di Usa, Austria o Svizzera, per esempio, è risaputo, ma è comunque sufficiente per ottenere risultati migliori rispetto a quelli che otteniamo. Certo, contro autentiche ‘macchine da guerra organizzative’. Urge, allora, una contromossa.

RISPOSTA – Ora bisogna ottimizzare il lavoro proprio nella categoria più alta, perché i giovani di talento non mancano. Magari non sono tantissimi, ma sci Club e Comitati sfornano sciatori di buon livello. Come ribadito dal Presidente Roda, bisogna seguire meglio gli atleti migliori all’interno delle squadre di Coppa del Mondo. Visto che non possiamo però permetterci allenatori, o addirittura staff interi, per ogni singola atleta, come succede in Austria con Fenninger o in casa americana con Shiffrin, è forse arrivato il momento di prendere decisioni drastiche, per quanto dolorose, sulla composizione delle squadre di Coppa del Mondo. Gruppi ridotti all’osso, ma atleti, pochi, magari quelli che dimostrano di valere le primissime posizioni, seguiti in tutto e per tutto, soprattutto nei vari spostamenti da una specialità all’altra.

GIGANTE E SUPERG
– E poi, a livello femminile, perché non costruire una squadra di gigantiste-supegigantiste, dove inserire Brignone, Marsaglia, Elena Curtoni, Bassino, Nadia Fanchini, Goggia, Pichler, (senza dimenticare Nicole Agnelli, un bel talento che però è più orientato allo slalom, dopo il gigante), più qualche giovane (Delago?), visto che le caratteristiche delle atlete citate (tranne Nadia e Sofia) vanno principalmente nella direzione di quelle specialità? E’ così impossibile?

GIOVANI – Più in generale: la già citata Bassino, Pichler, Delago, Michela Azzola (che è classe ’91, ma ha ancora poca esperienza in Coppa del Mondo), altri nomi di ragazze del 1997 e 1999, che non facciamo per il momento, ci fanno pensare che il futuro possa comunque sorriderci, senza dimenticare veterane che portano podi come Elena Fanchini e Daniela Merighetti. Ma dobbiamo ‘individualizzare’ di più il lavoro, soprattutto in allenamento, perché lo sci ormai va in questa direzione. Fenninger, Shiffrin e Vonn insegnano che non c’è bisogno per forza di un team privato come Maze e Gut per vincere, ma certo bisogna portare all’estremo il concetto di professionalità all’interno della squada d’elite, passando dall’alimentazione per terminare con la preparazione atletica. E le ragazze vanno seguite tanto quando cambiano specialità (e quindi anche tipo di materiale). In tre parole: creare una squadra di ‘poche, ma buone’.

MORALE – Perché, signori, la situazione è chiara, visto come lavorano le altre squadre: o facciamo così, o non vinceremo più in questo sport… 

 

 

Articolo precedenteVail 2015, Shiffrin le
Articolo successivoVail 2015, l'oro piu' bello per Mikaela Shiffrin
REDATTORE - Milanese, 39 anni, laureato in Lingue, sposato con Laura e papà di Giulia, appassionato di tanti (troppi) sport da sempre, amante delle discipline americane, è transitato attraverso esperienze nei quotidiani (Il Giorno, per il quale scrive ancora, Tuttosport, freepress), in Radio (Radio 24, AGR), Internet (Leonardo) e dal 2009 ha trovato la sua dimensione come telecronista di diverse discipline (sci, nuoto, tuffi, scherma, pallavolo, pallanuoto ecc.) su Eurosport Italia. Ma continua ad amare anche la scrittura alla follia e dall'aprile 2014 collabora con Race ski magazine

7 COMMENTI

  1. @runner Sei veramente all'antica, visto che la decisione di renderli biennali è stata presa nel 1948, mentre fino alla seconda guerra mondiale erano a cadenza… annuale, come del resto capita per molti sport, quali ciclismo e scherma.

  2. Magoni ha ottenuto un podio, con Brignone, in questa stagione. Per quanto riguarda le atlete del '97 e del '99, non mi riferivo all'idea della progetto 'gigante-superG', ma semplicemente al fatto che ci sono atlete nate in quell'anno che promettono bene. Non per questo progetto, semplicemente in generale. Inutile fare nomi, è troppo presto.

  3. Gianmario nella parte "Gigante e SuperG" credo ci sia un errore quando citi gli anni di nascita delle atlete da considerare,perchè quelle del 1999 mi sembrano un pochino giovani per essere inserite in questo programma.Credo volessi scrivere 96. Poche ma buone? Concetto caro a Cotelli e Ravetto,che inequivocabilmente esclude qualcuno che può così diventare "definitivamente escluso". Sappiamo bene tutti che quando un atleta entra in squadra,la forbice nei confronti di chi è,grosso modo,allo stesso livello,si allarga notevolmente.Succede tra Comitato e nazionale,succede tra sci-club e Comitato. Chi non entra,magari per un soffio,deve remare molto di più per ottenere gli stessi risultati,quasi mai riesce a fare le stesse gare,e spesso abbandona. Certo,i soldi sono pochi e può essere giusto concentrare le risorse su pochissimi eletti,ma bisogna essere ben consci di poter perdere per strada parecchia gente valida. E non vorrei essere tra questi…..

  4. le cause del fallimento di questi mondiali saranno oggetto di analisi e sentenze future, sta di fatto che in gigante Nadia spingeva in fuori le code e le punte risalivano, Federica mi è sembrata un'oca giuliva che beandosi della buona velocità iniziale ha dimenticato il "dossetto", Manuela fa due o tre curve convincenti poi "spancia" e deve ripartire, Bassino, buona la prima manche meno determinata nella seconda. Slalom con Chiara che scia aggrappata agli spigoli e non riesce a farli correre, Manuela gira intorno al palo invece che sul palo, Federica è la più fluida ma non ha rapidità di inversione.Il gigante uomini ci fa vedere Roberto bello cattivo la prima meno determinato la seconda, Florian scia fluido nella seconda e in trattenuta nella prima, davide buona la prima, senza l'errore era nei dieci, si perde nella seconda, Borsotti non è mai stato in gara. Superg donne buona gara di Elena Curtoni che siccome è di animo buono regala alle colleghe meno performanti di lei sul ripido parecchi decimi nella parte finale, Marsaglia scia composta ma chiude troppo le curve ecc…ecc……….
    Note positive di questi mondiali; Merighetti con gli attributi buoni segnali da Marsaglia, Curtoni e Bassino , Roberto Nani che non deve dimenticare le sensazioni e la sciata della prima manche.
    Attendiamo lo slalom uomini…………………….

  5. Sarò all'antica, ma l'idea di svolgere i mondiali ogni 2 anni anziché 4 li ha sviliti.
    Il 99,5% degli sportivi, pure appassionati di sci come il sottoscritto, non si ricordano nemmeno più dove si sono svolti i penultimi… ma al Dio soldo non si comanda.