Un boccone indigesto

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Editoriale di Race 114 di marzo 2011

L’articolo 18 dello statuto della FISI caratterizza il ruolo del presidente federale. Nei punti che vanno dalla ‘a’ alla ‘d’ si enunciano le sue funzioni operative principali: ha rappresentanza legale in ambito nazionale ed internazionale, convoca e presiede il consiglio federale e provvede alla formulazione dell’ordine del giorno, convoca l’assemblea federale. Fin qui tutto ok. Si arriva poi ad un punto che sembrerebbe interpretato in modo un po’ personale da Morzenti, quello che si trova alla lettera ‘e’. «Il presidente esercita un generale potere di vigilanza e coordinamento sulla gestione ed amministrazione della FISI». Me lo fa pensare la polemica che infuria tra il presidente e il direttore tecnico Ravetto, che si è gonfiata con il passare dei giorni, dopo i primi timidi accenni di inizio inverno e che si è spostata dalle stanze di Chalet Italia a Garmisch, fino alle pagine di quotidiani nazionali, come il Corriere della Sera, che ha recentemente ospitato un botta e risposta epistolare tra i due. Il fraintendimento sta nell’interpretazione del ruolo. Senza voler entrare nel merito della politica – non è questa la sede per farlo – qualche giorno fa ho sentito un’intervista al presidente della Camera dei Deputati che si riferiva al presidente del Consiglio dei Ministri citando il secondo capoverso dell’articolo 1 della costituzione: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». A questo aggiungendo che «essere eletti dal popolo, anche col 99,9% dei voti, non comporta il sentirsi al di sopra della legge e quindi in qualche modo ‘unto del Signore’, perché a lungo andare questa presunzione determina un conflitto istituzionale». Perché confrontare una questione del genere ai casi, ben meno determinanti per le sorti del paese, della Federazione Italiana Sport Invernali? Perché anche nel mondo dello sci sembra esserci un malinteso sui ruoli. L’Italia ha fatto una gran bella figura a Garmisch, che è stato forse il Mondiale più ricco di sempre, perché nella faretra di Claudio Ravetto c’erano sì frecce acuminate, ma non i dardi infallibili di Sestriere ’97 (Tomba, Compagnoni, Ghedina, Kostner). Risultato di squadra, di gruppo insomma. Perché dunque il presidente della federazione dovrebbe pensare di rimuovere dall’incarico o limitare le funzioni di un direttore tecnico che ha ottenuto un ‘bottino’ del genere? Probabilmente perché, eletto dall’assemblea federale, ritiene di esercitare un potere assoluto sulle sorti della FISI, come si diceva sopra – una sorta di ‘unto del Signore’, appunto – generando un conflitto tra i ruoli politici e amministrativi che cercano di insinuarsi nelle faccende tecniche e i ruoli esecutivi sul campo che difendono la propria autonomia decisionale e la competenza specifica. Tengo a precisare che non sono contro Morzenti o a favore di Ravetto. Mi aspetto però che ognuno svolga al meglio i propri incarichi: il direttore tecnico a quanto pare l’ha fatto, il presidente non del tutto, dato che a livello internazionale non contiamo più nulla, visto che l’Italia ha perso il diritto di voto nell’assemblea FIS. Che cosa dovrebbe spingere al licenziamento di Ravetto? Ha un brutto carattere? Può darsi, lo dice più di un atleta e anche noi talvolta ci siamo trovati a discutere con lui a proposito dei contenuti di certi articoli o altre faccende. E allora? Non vuole stare alle regole imposte dal presidente e dalla maggioranza del consiglio che lo rappresenta? Chissenefrega. Lui deve operare in modo che gli atleti vadano forte, che gli allenatori svolgano il proprio lavoro all’unisono, secondo un progetto tecnico condiviso, che comprenda anche la ricerca, la preparazione atletica e numerosi altri aspetti. Ravetto lo sta facendo. Ci sono diversi punti della sua gestione su cui si potrebbe discutere per migliorare pro-futuro, ma attualmente è l’uomo giusto per guidare lo sci alpino italiano. Il problema è che a Morzenti questo non interessa. Non sembra voler ‘governare’ la FISI, ma voler comandare. Una stortura nell’interpretazione dei ruoli istituzionali che in Italia parte dall’alto e si declina fino agli organismi territoriali più piccoli. Insomma: i problemi da risolvere in FISI sono altri, non certo il ruolo del direttore tecnico. Per esempio si potrebbe approfondire la questione del precariato in cui vivono allenatori e skiman, che hanno recentemente ricevuto una lettera di revoca dei contratti e che ogni anno si ritrovano con un punto interrogativo sul proprio futuro. C’è da capire come si ovvierà al mancato pagamento della sponsorizzazione di Vuarnet, che potrebbe incidere pesantemente sul bilancio. C’è da ricostruire quasi del tutto un rapporto con la base, completamente slegata dalla gestione federale, perché il sistema di voto a deleghe toglie di fatto ogni voce in capitolo ai tesserati. C’è da consolidare il rapporto con il CONI, che resta comunque il canale di finanziamento principe di ogni federazione sportiva. Ma potrei andare avanti ancora a lungo. A proposito, qualche giorno fa, durante l’inaugurazione dei nuovi uffici del Comitato Olimpico in via Piranesi, il presidente Petrucci ha rilasciato una dichiarazione sul tema alla Gazzetta dello Sport. «Abbiamo sempre appoggiato Morzenti perché ha risanato la federazione e spero, come abbiamo già auspicato, che alla fine prevalga il buonsenso. Ma se davvero intenderà licenziare un tecnico così vincente, dovremo rivedere le nostre posizioni». 
Il pesce grande mangia quello più piccolo, una legge vecchia come il mondo. Una cosa è certa: Ravetto rischia di diventare un boccone davvero indigesto per Morzenti.

3 COMMENTI

  1. La disamina non poteva essere più perfetta. Solo una cosa aggiungerei. Ma se il Presidente del Coni ha detto testuali parole " ma se davvero intenderà licenziare un tecnico così vincente….." , cosa dovrebbe fare con il ct del fondo fauner ( tutto minuscolo ) che ha fatto così male alle Olimpiadi e anche e soprattutto ai Mondiali passati , UCCIDENDO il fondo italiano e la base dei nostri giovani ? 75.000 euro é costato il "progetto giovani" per non portare niente e fare figure meschine all'estero con tanto di " bei comportamenti " , scritti e commentati sul social neetwork Facebook ( per chi sa la storia…) . E poi tornando ai Consiglieri, cosa vi avevo detto precedentemente ? Se al Consiglio di fine febbraio i Consiglieri di minoranza si erano presentati tutti con la coda in mezzo alle gambe, a questo si sono presentati solo in tre e hanno votato all'unanimità…..VERGOGNATEVI e non dico altro. Che la GIUSTIZIA ordinaria faccia il suo corso più VELOCEMENTE possibile , perchè altro modo non c'é per liberarsi del " condannato " e del suo Consiglio.