Troppo lunghe le trasferte oltreoceano?

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Micotti: "No, ma 20 giorni fatti bene bastano. E occhio al recupero"

Con domenica tutti i gruppi Coppa del mondo sono rientrati in Italia. Abbiamo fatto il punto con Vittorio Micotti, verbano di Be, coordinatore della preparazione atletica delle squadre A, dalla scorsa primavera anche del settore femminile. Nelle passate settimane avevamo scritto su alcuni azzurri che, per non commettere errori del passato, avevano ‘preso’ la trasferta argentina con un atteggiamento diverso, o chi addirittura in Terra del Fuoco non si era proprio recato. Ad esempio Christof Innerhofer ci aveva detto: "Farò meno giorni, l’anno scorso fra Ushuaia e Las Lenas ho forzato troppo". O come Nicole Gius ad esempio, "Non vado in Argentina, faccio troppo fatica a recuperare". E poi l’assenza di Alexander Ploner, o ad esempio un Werner Heel che sceglie di partire prima con i gigantisti, recuperando dal 27 proprio con i gruppi tecnici alcuni giorni di sci, al fine di avere più tempo per recuperare. Ci è sembrato opportuno allora chiedere a Micotti se questa trasferta può avere dei problemi in fase di recupero: "Bisogna dire che l’allenamento oltreoceano per le condizioni della neve è assolutamente necessario, come anche un accurato periodo di scarico e riposo che varia soggettivamente da 10 a 12 giorni, così scrivono gli scienziati. Certo, bastano 20 giorni fatti bene in Argentina, ma ci stiamo di più semplicemente perchè se si prenota solo tre settimane con i giorni di viaggio compresi, rischiamo che se fa brutto qualche giorni va a finire che si butta via la trasferta. Infatti chi ha lavorato bene, i giorni finali hanno intensità di lavoro più blande". Allenamento necessario dunque in Tierra del Fuego, ma attenti alle forze che vengono spese. "Ovvio, infatti dopo massimo quattro giorni chi fa slalom o gigante ha effettutato riposo, cinque o sei per la velocità". E come stanno gli azzurri al rientro? "Tendenzialmente bene. Fra gli slalomisti hanno lavorato molto bene Giuliano Razzoli e Manfred Moelgg, quindi fra i gigantisti devo dire che Alberto Schieppati avverte solo in piccola misura quei problemi dello scorso, si sente meno stanco insomma. Davide Simoncelli lamentava un problema al ginocchio, il solito, quello destro dopo la botta prima di Vancouver. Adesso fa male in un altro punto, è normale per quel ginocchio, è davvero malandato. Max Blardone nonostante l’intervento di appendicite è in una forma eccellente dal punto di vista atletico. Peter Fill ha capito, come lo stesso Innerhofer, quanto è prezioso il recupero. Attaccavano sulla neve al mattino, ma al pomeriggio riposavano di più. Fill ha ricominciato a forzare anche sugli addominali operati, non avverte più dolore. Fra le donne sulla neve e atleticamente si sono mosse bene sopratutto Denise Karbon, Giulia Gianesini ed Elena Fanchini. Quest’ultima è dimagrita grazie ad un lavoro mirato. Solo Chiara Costazza e qualche volta Manuela Moelgg soffrono ancora di qualche disturbo". 

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Gabriele Pezzaglia
RESPONSABILE WEB - Milanese classe 1974, è giornalista pubblicista. Dal 2004 segue la Coppa del Mondo di sci, dal 2007 lavora con la Mulatero Editore. È responsabile sito web e area agonismo di Race Ski Magazine e inviato sul campo. Accreditato a tre Olimpiadi invernali: Torino, Vancouver e Sochi. Quando non è sulla neve, pedala...