Tecnica, di tutto un po’. Si ritorna sempre al gigante. Shiffrin? Esperienza da incamerare

Mauro Pini torna a parlarci di tecnica pura analizzando anche le ultime gare, partendo da Zagabria per arrivare sino a Flachau. E a gennaio divertimento assicurato con Vonn, Mancuso, Veith ed Hector

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Nina Loeseth (@Zoom agence)

Swing, pendolo, effetto da dietro, spinta, ecc, ecc.: questi sono i nomi in voga nello sci d’alto livello da ormai qualche stagione. Ma in verità pochi sanno veramente cosa vogliano dire questi termini che spiegano come approfittare dello slancio d’entrata curva per “liberare” quest’ultima e trovare quel qualcosa in più per sciare più veloci. Immaginate il movimento che tutti i bambini fanno sull’altalena, si richiamano i piedi sotto la tavoletta in alto e si allungano le gambe durante la discesa per cercare di accelerare l’azione che mi porti poi il più in alto possibile dopo l’ennesimo slancio. Ecco, proviamo a prendere questa sequenza di immagini e a trasportarle su di un piano e ci accorgiamo che l’effetto dell’allungamento delle gambe avviene nella prima parte della curva mentre nella seconda parte dovremmo idealmente sentirci liberi da ogni vincolo per permettere all’effetto dello slancio di verificarsi. Purtroppo però il tutto non si riduce allo swing, al pendolo, ma bisogna condirlo con altri piccoli dettagli di non poco conto. Capacità di gestire il ritmo, capacità di gestire le cadenze giuste di ogni curva (timing), lavoro di caviglie, ecc. Nelle donne non vedo nessuna capace di gestire questi dettagli con efficacia, mi dà l’impressione che si cerchi ancora di lavorare molto sugli appoggi diretti, dove troppe ragazze hanno difficoltà di base come la centralità.

Frida Hansdotter, dominio assoluto a Flachau. Almeno per metà gara (@Zoom agence)
Frida Hansdotter, dominio assoluto a Flachau (@Zoom agence)

QUALCOSA IN PIU’ – Shiffrin in fin dei conti è proprio lì che fa la differenza, la sua posizione di base è nettamente migliore delle altre e anche lei solamente nei suoi momenti migliori, quando riesce a liberare le caviglie verso l’avanti fa la grande differenza. Questo effetto di “slancio”, a parer mio, lo si lavora specialmente sulla curva di gigante, dove i tempismi, rispetto allo spazio, implicano un inizio di curva perfetta. Il famoso “primo centimetro”, che determina la qualità dell’azione nel disegnare l’arco di curva aggiungendoci il gioco di caviglie che, grazie a un’azione in equilibrio dinamico, migliora la gestione tattica dell’azione aggiungendoci pure la spinta. Ecco, è materia per poche…

Mikaela Shiffrin (@Zoom agence)
Mikaela Shiffrin (@Zoom agence)

PORTE LARGHE – Ma è proprio sul gigante che voglio ritornare. Siamo, credo, tutti d’accordo che senza un livello accettabile in questa disciplina la sopravvivenza in Coppa del Mondo diventa come combattere contro i mulini a vento. Ci sono vari esempi a testimonianza di ciò, un paio attualmente molto significativi. Uno a cui tengo in particolare è quello di Michelle Gisin che, non presentandosi nel gigante d’inizio stagione a Sölden, ha perso a mio modo di vedere il treno tecnico e soprattutto quella forza mentale che una buona gestione della disciplina madre ti da. L’altro esempio, ancora in casa Svizzera, è quello di Wendy Holdener: che non riesce a chiudere il gap nella sua disciplina regina e fatica a fare passi avanti in gigante. Per lei, ne sono sicuro, la possibilità di andare a instaurarsi quale nuova leader in slalom passa dal miglioramento tecnico in gigante, dove deve per forza di cose migliorare la sua centralità e, di conseguenza, la sua gestione d’entrata di curva che le permetta un’azione più fluida e un movimento eccentrico di qualità della parte bassa del corpo. Guarda caso, proprio i limiti attuali in slalom…

Da sinistra: Michelle Gisin, Ilka Stuhec, Sofia Goggia. Il podio in combinata in Val d'Isere (@Zoom agence)
Da sinistra: Michelle Gisin, Ilka Stuhec, Sofia Goggia. Il podio in combinata in Val d’Isere (@Zoom agence)

GARE – Le gare a cavallo tra Natale e l’Epifania hanno permesso a diverse ragazze di approfittare di influenze, raffreddori e inforcate delle top per mettersi in evidenza. Direi che in slalom quella che più mi intriga è Bucik, una sciata ancora molto grezza, poco precisa ma che, grazie alla sua centralità, al suo buon assetto degli assi raggiunge tuttavia risultati interessanti. In gigante la concorrenza è molto alta e per le giovani è quindi difficile entrarci, sottolineerei però il rientro di Hector con molta personalità e Mowinkel che ha piazzato due belle gare, anche se con quella posizione con il busto molto avanzato, che normalmente impedisce l’ottima mobilità del bacino, contraddice un po’ le mie convinzioni… È però vero che, da parte sua, la Norvegese porta in dote due piedi non certamente di legno…

Mowinckel
Mowinckel

FLACHAU – La si vedeva arrivare, la battuta d’arresto della regina. Non avrei scommesso nessun euro che sarebbero state le due vichinghe a superarla, anche se è vero che Hansdotter a Flachau si è sempre trovata a meraviglia (5 podi nei 5 ultimi anni). Sembra un paradosso, ma è certamente più stimolante essere cacciatrici che preda, è più “facile” togliere il piede dall’acceleratore che andare a pigiare ulteriormente il piede. Mi sembra che ci sia una piccola crisi, forse motivazionale, data dal fatto che Mikaela si sia trovata così spesso davanti senza mai forzare più del dovuto. La sua non è sicuramente una crisi tecnica. Anche questo ha a che fare con l’esperienza, lei ventunenne…

Shiffrin
Shiffrin

RIENTRI – Periodo di ritorni illustri questo inizio di gennaio con Veith, Hector, Mancuso, Vonn… nelle prossime settimane ne vedremo delle belle. Mi “suona male”, sinceramente, l’idea che rientrino solamente per divertirsi in vista del Mondiale: soprattutto la spilungona Americana vorrà sin dall’inizio far valere la sua ragione…

Julia Mancuso e Lindsey Vonn (@Zoom Agence)
Julia Mancuso e Lindsey Vonn (@Zoom Agence)