Rufli: 'Argento figlio di classe e lucidita''

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Sochi 2014 Live – L'analisi dell'allenatore responsabile dei velocisti

Sentiva la gara più di ogni altro. Forse perché è il ‘gran capo’ del ‘dream team’, forse perché dopo una stagione paurosa, quella scorsa, mancava un risultatone che confermasse la forza della sua squadra. «È innegabile che ogni sforzo mentale e fisico, ogni preoccupazione e ogni programmazione, vedeva l’evento olimpico come fondamentale. Sapevamo di poterci giocare le nostre carte e non solo con Innerhofer. Poi alla fine è stato lui che ha fatto meglio dei nostri, che comunque sono stati protagonisti di una gara più che soddisfacente. Come vi avevo già detto ieri, Mayer era quello che temevo di più per la sua regolarità, per la sua solidità, e così è stato. Miller è il funambolo per eccellenza ed ha un margine di errore alto e così infatti si è verificato. Poi su una pista di questo tipo c’era Inner. Più che di Svindal, che alla fine è maggiormente slittone che uno che sa fare certe curve così secche ad altre velocità, anche se sento in giro che è eccellente dappertutto. Non è vero. Christof Innerhofer in queste condizioni di pista e neve era uno da vittoria, da podio. Così è stato. Questo argento dimostra soprattuto la lucidità di Inner. Sa colpire al momento giusto, sa sfruttare al meglio le condizioni a lui più favorevoli, è un grande calcolatore. Un cecchino impressionante, non è facile dare il massimo quando il ventaglio delle ipotesi dove si può eccellere si restringe». È vero ‘Rulfus’, ed è per questo che da talento è diventato campione, e da campione ora autentico fuoriclasse.