Ravetto: "Max, un figlio che è andato a vivere da solo"

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Il ct azzurro parla della scelta di Blardone

Claudio Ravetto arriva per primo alla conferenza della Fisi. Domenica ci sarà il primo atto della Coppa del Mondo, un appuntamento che nell’anno olimpico assume un significato ancora più forte. Il coach di Strona lo ha sempre sostenuto, “Questo è un anno fondamentale per il futuro dello sci per quel che riguarda la vita della federazione internazionale e delle federazioni nazionali, per le aziende, per l’organizzazione generale, insomma». Aria di novità da dopo Vancouver, quindi. Intanto in casa Italia, qualcosa è cambiato. A Sölden, nel primo atto della stagione, il più forte gigantista italiano si presenta con un team a se stante, fuori dalla nazionale. In conferenza stampa nessuno si è spinto oltre le solite considerazioni. Sembra che questo argomento sia ‘intoccabile’, ma noi abbiamo provato a chiedere al direttore tecnico come in casa azzurra si vive questa scelta oggettivamente ‘forte’. “La squadra nazionale è un po’ come una famiglia. Io sono il papà, e sono nella situazione che uno dei miei tanti figli ha voluto andare a vivere da solo. Io ho cercato anche di trattenerlo, ma lui alla fine era deciso su questa strada. Blardone d’altronde era in una situazione tale che faceva fatica a stare in famiglia, non solo con il papà, ma anche il rapporto con i fratelli si era logorato”.

Ravetto paragona la squadra ad una famiglia, i fratelli ai compagni di squadra del Blardo. Il finanziere ossolano è sembrato sereno, di poche parole, come del resto è in queste settimane. Ha preferito stare fuori dalla luce dei riflettori, ma il ‘Blardo’ è un numero uno, ed è normale che questa scelta faccia parlare. Blardone ha fatto una scelta coraggiosa. In tanti si lamentano, lui alla fine non ha avuto paura ed ha deciso. Ancora Ravetto: «Io faccio sempre il tifo per lui, ed inoltre sono pronto a riaccoglierlo in squadra quando vorrà. E’ un campione, questo è fuori discussione”. Ma è meglio che vinca un figlio che vive in casa o uno che va a vivere altrove? «Io sono il tecnico della nazionale. Certo, a regola dovrei proteggere i miei allenatori ed il loro lavoro che hanno fatto con i ragazzi, ma son ben contento che possa fare una grande gara». Noi facciamo il tifo per entrambi. Per il Blardo, e per i Ravetto boys..