Peter Fill, parte la lunga stagione del recupero

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'Non so se vale la pena di tornare in fretta e furia a gennaio'

“Non so se vale la pena di tornare in fretta e furia a gennaio. L’importante è recuperare completamente da questo delicato infortunio. Non voglio fare le cose di corsa e bruciarmi. I Giochi olimpici? Forse, non so”. Così Peter Fill, in questi giorni a Milano presso il centro Physioclinic per la fisioterapia: massaggi, manipolazioni, ed esercizi in acqua. Ricorda quelle tre settimane appena concluse fermo a letto. “Adesso cammino, anche se faccio un po’ fatica, ma almeno cammino sulle mie gambe. Per venti giorni sono stato immobile  nel letto. I dolori alla zona bassa dell’addome e all’inguine erano davvero forti”. Fill ricorda i momenti dopo l’infortunio. “All’inizio  non si capiva l’entità. Ma credetemi, avevo un dolore lancinante. Quando sono rientrato in aereo da Ushuaia facevo fatica anche ad alzarmi dalla poltrona dell’aereo. Poi la decisione di recarmi in Finlandia per l’intervento chirurgico. Adesso eccomi qua”. Pietro è sereno: “Certo, sono consapevole che questo infortunio ha frenato la mia continua ascesa. Anno dopo anno mi sto togliendo sempre più soddisfazioni. Ma oggigiorno è importante recuperare appieno, è inutile forzare”. L’azzurro ha perso cinque chili nell’ultimo mese. “A fine stagione pesavo oltre 90 kg. Durante la preparazione atletica ho lavorato per perdere massa grassa. Un lavoro specifico, aggiunto ad una
dieta in cui limitavo oltremodo i carboidrati. Poi, certo, in seguito all’infortunio ho perso ancora peso”. Dopo una stagione ricca di risultati. quella olimpica poteva essere davvero quella della definitiva  consacrazione. Peter lo sa, ma guarda già avanti. “Peccato, perché stavo andando davvero forte. Ma conto di avere davanti a me ancora otto stagioni e due Olimpiadi. Ho il tempo di rifarmi”. Sereno, non ha perso mai il sorriso in questo periodo di stop. Pietro ci racconta la sua ‘battaglia’ per la polivalenza. “Lo sci è polivalenza, almeno io lo vedo così. Non sapete la fatica che ho fatto per imporre questa filosofia, questo approccio. L’Italia era, e ancora un po’ erroneamente oggi lo è, il paese della specializzazione. Mi ricordo che quando a vent’anni ero stato inserito nel team di gigante, quando chiesi di allenarmi in altre discipline, mi risposero  che era inutile. Oggi la polivalenza è un valore, l’esperienza nuova con Max Carca lo dimostra. Il fatto di essere stato il precursore di questa linea mi inorgoglisce. Se dovessi scegliere fra sfera di cristallo e Giochi? Non ci penso due volte, dico la prima. Il più forte non vince le manifestazioni di un giorno”.