Hagen Patscheider, un talento nel limbo

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Fa discutere l'esclusione di Patscheider dall'organigramma delle squadre

A pochi giorni dall’ufficializzazione delle squadre nazionali sorgono alcune riflessioni sul vertice dello sci agonistico azzurro. Finché si trattava di anticipazioni e voci di ‘corridoio’ diventava difficile esprimere un giudizio, di fronte ad un organigramma definitivo è quasi necessario. Il messaggio forte giunto da Vancouver 2010 (che era un po’ lo stesso che avevamo percepito dopo Torino 2006) è la necessità di cambiare qualcosa per essere al passo con i tempi. Oppure, visto che l’Italia è una nazione sciisticamente d’avanguardia, magari per cercare di anticiparli. Osservando il gruppo Coppa del Mondo maschile emerge che nulla è cambiato: tredici atleti, di cui sette (più della metà) gareggiano in una sola specialità, in cui altri tre gareggiano solamente nelle discipline veloci, in cui tre sono polivalenti, anche se Moelgg è stato dirottato molto più chiaramente sulle discipline tecniche. Ravetto è stato costretto a scegliere un criterio: chi è nei primi 30 al mondo nelle varie specialità entra a far parte del gruppo Coppa del Mondo. Così, però, si premia solo la parte più vecchia del gruppo, quella che punta ormai a fare meglio possibile nella propria disciplina, atleti che sappiamo esattamente dove ‘aspettarli’: sappiamo su quali piste possono andar forte, sappiamo dove non sono assolutamente competitivi. Il caso che mi sembra più emblematico nella mancanza di cambiamento è quello di Hagen Patscheider: il carabiniere del Passo Resia, classe 1988, è stato inserito nel sotto-gruppo degli atleti di interesse nazionale, quasi come dire che ha un piede dentro e un piede fuori dalla squadra nazionale. Ravetto dice: chi va forte in autunno avrà il posto per gareggiare. Io mi chiedo: ma i talenti più giovani, come possono esprimersi se non godono della fiducia dell’ambiente, se si sentono in costante discussione, se devono necessariamente specializzarsi per cercar di ‘fare il posto’ in Coppa Europa in almeno una disciplina? Patscheider è da sempre uno dei più forti al mondo della sua leva, è già stato campione del mondo juniores di discesa libera, due inverni fa ha fatto ottime gare di gigante in Coppa Europa (un paio di volte anche con i migliori tempi nella seconda manche), si difende egregiamente in slalom e supercombinata. È incappato in una stagione costellata da infortuni ed è stato messo alla porta. Ha ventidue anni, non trentadue. Credo che questa sia un’ottica vecchia, che non consentirà all’Italia di cambiare rotta in tempi brevi. Patscheider doveva essere inserito in un gruppo di Coppa del Mondo, affiancato a Fill e Innerhofer per avere un punto di riferimento all’altezza, godere di fiducia a medio termine per recuperare dagli infortuni e continuare a crescere nelle diverse discipline. Insomma, la regola è fatta anche per essere interpretata. Invece starà in una specie di limbo, a metà tra Carabinieri e squadra nazionale: come già detto la cosa più facile per lui sarà quella di specializzarsi in discesa o superG per ottenere un ‘posto fisso’ tramite la Coppa Europa. Sempre che non si faccia male. E poi? Probabilmente avremo buttato alle ortiche un altro potenziale talento polivalente. Ma continueremo ad andare sul podio con Blardone e Simoncelli in Alta Badia, per poi arrivare a Sochi 2014 a dirci che mancano i polivalenti e che se le piste sono piatte non abbiamo speranze.

20 COMMENTI

  1. Credo che il concetto, più che sul tema "polivalenza" o "specializzazione" , sia quello di aiutare dei giovani talenti a crescere, cosa che nel caso di Patscheider (e forse anche di altri ma per questo sarebbe necessario vedere gli allenamenti) non mi pare si sia fatto.
    Se l'obiettivo di Ravetto è avere atleti tra i 30 in coppa del mondo in qualche caso penso varrebbe la pena provarci con dei giovani, mettendo in preventivo anche dei risultati scarsi per un certo periodo, piuttosto che con atleti di cui si conoscono i limiti e le possibilità.
    D'altronde dopo le Olimpiadi non mi pare ci siano stati cambiamenti rilevanti, ne tra i quadri tecnici ne in federazione, quindi era difficile aspettarsi delle novità purtroppo.
    Concordo con Davide…così facendo continueremo ad accontentarci di andare sul podio in Alta Badia, e a dire che a Mondiali ed Olimpiadi le piste sono troppo piatte, o troppo ripide…o troppo qualcos'altro (come a Val d'Isere).
    Purtroppo sembra che in nessun sport, in Italia, si voglia investire un minimo sui giovani, lo sci sembra (purtroppo) non fare eccezione…

  2. Aldilà di Patscheider si o Patscheider no, pensavo che Vancouver avesse insegnato qualcosa. A mio parere non era necessario cambiare tecnici, ma andava cambiata l'impostazione delle squadre, partendo anzitutto dai giovani, cosa che purtroppo non è avvenuta. Tutto è rimasto come prima, come se a Vancouver avessimo vinto tutto noi. Quindi a questo punto se a Garmisch prenderemo medaglie bene, altrimenti tutti a casa.

  3. Secondo il mio modesto parerere Patscheider non meritava di essere inserito nel gruppo di coppa del mondo, dovrebbe dimostrare cosa sa fare in coppa Europa e poi se ottiene risultati di rilievo inserirlo in coppa del mondo.

  4. Ciao Devis, sono d'accordo con te. Nell'articolo con quella frase intendevo che un atleta di 32 anni che non ha ancora ottenuto alcun risultato è più facilmente 'confinabile' in un gruppo sportivo. A ventidue è più logico lasciare aperta la porta principale. Tutto qui…

  5. Che Patscheider sia un talento non lo metto in dubbio e meriterebbe sicuramente di stare con i migliori. Però non ho capito bene cosa voglia dire " Ha ventidue anni e non trentadue " come scritto nell'articolo. Cosa significa questo ? Con trentadue anni bisogna ritenere un'atleta da pensione ? Se lui avesse trentadue anni farebbe lo stesso se non lo avessero inserito in un gruppo coppa del mondo ? Io sono convinto che anche con trentadue anni, un'atleta che à portato a casa dei buoni risultati ( pur non facendo podio ) ed è nei primi trenta al mondo ( anzi nei primi dieci !!!!!!!! ) in una specialità, merita il posto nel gruppo coppa del mondo. Merita di essere con i migliori e di potersi allenare come si deve. Questo è poco ma sicuro !!!!

  6. ….anche ritirarsi è difficile ma è sintomo di intelligenza, io ero ottava al Mondo nel 2000 ma decisi di lasciare le gare perchè avevo capito che dentro di me non c'era più quella grinta che mi aveva fatta vincere……avrei potuto trascinarmi nel fare qualche piazzamento a discapito di quel meraviglioso gruppo di ventenni che è subentrato alla vecchia guardia….Putzer, Gius, Karbon, Recchia, Moellg, Merighetti etc….che poi in questi anni ci hanno regalato importanti vittorie….ecco, penso che ci siano altri atleti che dovrebbero valutare meglio il futuro….anche perchè lo sci non è fatto di sole gare ma vi posso garantire che allenare offre grandi emozioni…..ciao!

  7. Ci risiamo,i senatori della nazionale ad occupare il posto sino al crepuscolo.
    Lo sci in Italia purtroppo gode di cattiva fama in quanto a meritocrazia,ma questo dipende anche dal fatto che l'eccentrico gira attorno al CONI,quindi Roma decide e comanda tutte le discipline e così tempi e metodi.
    La mancata elezione di una nuova figura a capo della FISI era preludio di ciò a cui stiamo assistendo.
    Quando un gruppo di imprenditori veneti coraggiosamente hanno candidato Venezia per le prossime olimpiadi,fieri di un progetto originale ed innovativo,mi sono messo a ridere.
    Come diceva il mitico Andreotti,;il potere logora….. chi non ce l'ha!!!

  8. Sarebbe un vero peccato non supportare con i mezzi dovuti i ragazzi nominati da marcusss # 5 Pangrazzi, Patscheider, Casse, Plank. Paris e Klotz, Fantino e Borsotti.
    Se le giovani leve devono diventare eccellenze, eccoli, ma bisogna che lavorino sereni e motivati. La fisi potrebbe chiedere ad una trentina di giocatori di seria A di fare una colletta, non se ne accorgerebbero nemmeno.

  9. Decisamente questa scelta mi ha colpita. Anch'io avrei puntato su un inversione di tendenza valorizzando i giovani avvicinandoli alla Coppa del Mondo. Non si può pretendere di avere una squadra competitiva senza prendersi delle responsabilità in scelte discutibili, è da anni che la Fisi non cambia…se non mi fossi ritirata magari sarei ancora in squadra!!!! Vancouver ha messo in evidenza le nostre carenze, dovremmo avere il coraggio di cambiare….Ho molta stima del Presidente e di Ravetto e senza dubbio per quel che può valere mi farò sentire….W GLI ATLETI

  10. @fraRossi
    …non ho detto che il super team ,o gruppo 1000 punti siano stati negativi, vanno contestualizzati e valutati caso per caso , infortuni, età del team….
    mi sembrerebbe giusto fare un discorso di questo genere da subito con i giovani e mi sembra che in parte sia stato fatto….
    poi mi riaggancio a quello che dicevo ,con questo budget è difficile fare troppi gruppi di lavoro…
    …..senza nulla togliere alle eccellenze che ci sono e devono rimanere….

  11. Collegandomi a quanto ha scritto markussss sono convinto da tempo che servirebbe un gruppo 'speciale' dedicato alla polivalenza, con il proprio staff e programmi a medio/lungo termine. Allenare la tecnica e la condotta di gara in tutte le discipline richiede tempo e pazienza. Purtroppo richiede anche soldi: tra allenatori, skiman e altri componenti lo staff probabilmente si arriverebbe ad un extra-budget che la Fisi in questo momento non è in grado di sostenere. Anche se probabilmente le risorse si potrebbero trovare altrove, magari 'alleggerendo' la struttura burocratica di via Piranesi

  12. secondo me c'è il 'materiale umano' per fare un gruppo di giovani polivalenti: dovrebbero avere un loro staff tecnico e tempo 2/3 ani per crescere. I nomi? Pangrazzi, Patscheider, Casse, Plank. Vedo più indirizzati alla velocità Paris e Klotz, alle disciopline tecniche Toni Fantino e Borsotti.

  13. io avevo già espresso il mio parere sul forum di fantaski alla fine dei giochi olimpici di Vancouver:ormai il futuro dello sci sta nella polivalenza,e non lo dico da esperto o tecnico,tutt'altro,sono solo un semplice appassionato,ma se tutti i primi classificati di coppa del mondo sia maschile che femminile sono polivalenti ci sarà un perchè…sembra che solo i nostri atleti non lo possano diventare ma essendo un esterno ne ignoro i motivi anche se l'articolo di Davide e le parole della Putzer durante i giochi olimpici mi hanno messo su una direzione….quel che proprio non riesco a capire è come un'atleta tipo Blardone possa allenarsi per disputare al massimo 8/9 gare in una stagione di Cdm e magari stare ai box un mese tra una e l'altra…..

  14. Non c' è da stupirsi delle scelte fatte, sia per quanto riguarda i nomi ,che per la tipologia di squadre .
    La prima considerazione da fare ,riguada il tipo di mentalità che si ha nel vedere una nazionale fatta da " specialisti" che punta alla massima eccellenza in una, massimo due discipline ,e in parte i risultati di questi anni possono giustificare questo tipo di scelte….
    vuoi per storia , vuoi per caratteristiche la squadra italiana nel tempo ha avuto sempre un medesimo impianto e approccio ….
    l' esperimento di qualche anno fa del super team, dimostrò che non è facile modificare in maniera radicale un ambiente che tende a rimanere sempre uguale a se stesso.
    Fare scelte coraggiose non è da tutti , si preferisce rimanere al "sicuro ", facendo scelte che diano un buon grado di affidabilità .
    Confrontarsi con le altre nazionali e cercare di capirene alcune scelte ,può far riflettere su quale sia la tendenza generale per il futuro …
    I campioni e ottimi tecnici, in Italia non sono mai mancati ….sarebbe il caso dare maggior spazio a squadre più moderne ,per giovani che puntano a più discipline e ad allargare il loro bagaglio tecnico, sarebbe un bene per l' intero movimento sci alpino.
    Detto ciò c' è da considerare che programmi di questa importanza e così a lungo termine richiedono denaro e tutti sanno che attualmente non c'è…
    Mi sembrano scelte "conservatrici" , sicuramente valutate da chi sa quello che fa , da chi si rende conto di non poter ,e non voler , fare nulla di diverso( ma questa ovviamente è solo una mia opinione)

  15. bisognerebbe capire se le scelte di ravetto sono libere da condizionamenti. credo che Patscheider, così come Fantino e Casse, avrebbero dovuto fin da subito godere di un gruppo di lavoro di Coppa del Mondo in prospettiva futura, allenandosi con i più forti e gareggiando dove e quando ce ne siano le possibilità. Certe scelte mi lasciano perplesso, soprattutto perché. come ben evidenziato nell'articolo, c'è necessità di cambiare per costruire un futuro di alto livello. speriamo…