Gariboldi: «Sono vivo e questa è la cosa più importante. Ma devo dire addio allo sci»

Quei giorni maledetti sono alle spalle, ma è cambiato qualcosa comunque per Federico...

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Federico e Marta

Il peggio è passato. Anzi, a vederlo adesso, sembrano lontani anni luce quei quaranta interminabili, sofferenti, sconvolgenti giorni e notti all’ospedale di Niguarda a Milano. Il destino infatti ha voluto che una donna insensata lo mettesse sotto con la macchina ad un incrocio in centro città mentre era in sella al suo scooter con Marta, la sua fidanzata. E il destino, questa volta spinto e aiutato dall’onda lunga dell’entusiasmo dei suoi cari e del suo mondo, ce lo ha fatto rivedere sano e salvo. Stiamo parlando di Federico Gariboldi, milanese, classe 1994, atleta, anzi, ex atleta del gruppo sportivo dell’Esercito, già portacolori del Comitato regionale valdostano con cui centrò anche un podio ai Campionati Giovani di Pila. Gariba è vivo. E si, perchè di certezze sull’argomento durante quei maledetti giorni, non c’erano proprio. Piano piano a ripreso a fare le cose che un ragazzo normale pratica tutti i giorni, ma non quelle che uno sportivo come lui fa.

ECCO GARIBA – E Federico ci ha detto: «Sono felice, estremamente felice, perchè sono qua, questa è la cosa più importante. Ho rischiato di andarmene, ma sono riuscito a vincere la gara più dura. E credo proprio che per questa vittoria devo ringraziare la mia famiglia e tutto il mondo dello sci, i miei amici, che mi hanno fatto sentire davvero affetto, vicinanza, trasmesso entusiasmo. Sono sicuro che dal coma sia uscito grazie anche al calore delle persone, alla loro desiderio di non vedermi più in quelle condizioni in un letto. Quando poi mi sono svegliato, non aspettavo altro che quell’ora o poco più in cui potevo vedere i miei amici, mi dava speranza e soprattutto una carica enorme. Certo, ci sono ancora, ma tante cose sono cambiate e forse cambieranno. Una cosa intanto è certa, non farò più l’atleta, non posso più farlo. Questo sogno si è infranto, al momento ho ancora complicazioni serie alla gamba e al femore. Così devo dire addio alla cosa che mi piace più fare, lo sci, le gare, l’agonismo».