FIS, programmazione da migliorare. City Event, regolamento da cambiare. Top&flop dell’anno. E l’Italia deve pensare in grande (1)

Prima parte dell'analisi stagionale di Mauro Pini sull'annata di Coppa del Mondo femminile 2016-2017, tra sorprese, delusioni, qualche 'stoccata' alla FIS, regolamenti da rivedere e un elogio all'Italia: si può, anzi si deve avere come obiettivo la sfera di cristallo generale

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Sofia Goggia accarezza la coppetta di Ilka Stuhec (@Zoom agence)

In due diverse puntate analizziamo la stagione di Coppa del Mondo 2016-2017; lo facciamo partendo da diversi argomenti, non tutti prettamente agonistici, mentre nel prossimo articolo passeremo in rassegna i nomi delle principali protagoniste in maniera più dettagliata.

Hirscher e Shiffrin, re e regina della Coppa del Mondo 2016-2017 (@Zoom agence)
Hirscher e Shiffrin, re e regina della Coppa del Mondo 2016-2017 (@Zoom agence)

FIS, SERVE UNA SVOLTA – A livello di programmazione non è stata la mia stagione preferita. No. Solito accumulo di gare in velocità a gennaio, quasi un mese e mezzo tra l’ultimo slalom di Coppa del Mondo e quello dei Mondiali. Da trent’anni parliamo di queste problematiche legate al calendario, è ora di dire basta. Ci sono settimane con troppo carico agonistico, settimane più scariche e alla fine ecco che gli infortuni aumentano. E poi, ancora una volta: perché sette superG e nove slalom? Magari il prossimo anno otto superG e undici discese? Mi sembra che da una parte si cerchi di dare il massimo risalto a chi vince la Coppa generale, anche giustamente; dall’altra però ci si accorge poi che la polivalenza, così come interpretata al giorno d’oggi, non ha quasi più senso d’esistere. La specializzazione ha cambiato questo sport, mentre quindici anni fa e anche più vi erano atlete che facevano della polivalenza un loro punto di forza. In questo contesto è normale poi che non ci sia una grande lotta per la classifica generale. In più non posso gradire un giro del mondo come quello imposto alle atlete a fine stagione, anche se mi rendo conto che le preolimpiche siano molto importanti. Ma alle Finali abbiamo visto tante ragazze stanche e poche veramente motivate, con quella voglia di andare ancora a prendersi un grande risultato.

Sofia Goggia, Federica Brignone e Marta Bassino sul podio ad Aspen. La storia si compie il 19 marzo 2017 (@Pentaphoto)
Sofia Goggia, Federica Brignone e Marta Bassino sul podio ad Aspen. La storia si compie il 19 marzo 2017 (@Pentaphoto)

NUOVI FORMAT DI GARA – Team Event e City Event. Sono per il sì a queste gare, ma con un nuovo regolamento. Perché quello attuale non sta in piedi. O rendiamo il parallelo attrattivo, creando un regolamento ad hoc per questa ‘nuova’ specialità, o non ha senso continuare a legarlo allo slalom, perché così si preclude la crescita della disciplina stessa. Esempio chiarificatore. Prendiamo il team event ai Mondiali: un belga batte sua maestà Hirscher e lo fa sciando alla grande. Ma questo belga non potrà mai partecipare al City Event perché non sarà mai tra i primi 15 al mondo della specialità. Quindi la disciplina non crescerà se resterà confinata in un ambito ristretto. Ribadisco: sì a questi nuovi formati di gara, ma non così. Anche il Team Event mi piace nel grande evento, vedo che gli atleti stessi ormai stanno capendo che è bello anche condividere una vittoria con i compagni di squadra. Mentre alle Finali per me non ha senso proporlo. In generale mi piace, trovo non stoni a Mondiali e Olimpiadi. Anzi, è l’unico momento all’interno dello sci alpino in cui si può veramente parlare di squadra…

Team event
Team event

NUOVE PISTE – Il calendario è stato infarcito di novità, anche a sorpresa. Ma ben vengano piste come Kronplatz e Squaw Valley, perché il settore femminile ha bisogno di esaltare le differenze tecniche all’interno della Coppa del Mondo. E con queste piste, le migliori si ritagliano il loro spazio: non a caso l’Italia è esplosa tra Crans Montana, Squaw Valley e Aspen, tracciati dove il divario tecnico esce fuori. Così come a Squaw Valley, nella prima prova, abbiamo assistito, per me, alla miglior manche in gigante di Mikaela Shiffrin.

Federica Brignone, Mikaela Shiffrin e Tessa Worley, rispettivamente seconda, prima e terza in gigante a Squaw Valley 2017 (@Zoom agence)
Federica Brignone, Mikaela Shiffrin e Tessa Worley, rispettivamente seconda, prima e terza in gigante a Squaw Valley 2017 (@Zoom agence)

FIS – Se da una parte abbiamo un settore maschile, come già detto, gestito con personalità ed energia positiva, oltre che con una comunicazione di buon livello, dall’altra il settore femminile ha bisogno di uno scossone. La gestione di alcune situazioni al limite ha veramente messo in luce questa problematica, con in più una mancanza di rispetto nei confronti di alcune atlete. A Semmering ne abbiamo viste di tutti i colori, con Barioz portata giù in spalla da un allenatore. Sintomo di ancora poca professionalità. Serve rispetto per chi deve garantire spettacolo, bisogna parlare di più con le leader, che già non sono tante. Ma non vedo perché una Vonn non debba essere ascoltata nel momento in cui ritiene che non ci siano le necessarie condizioni di sicurezza per gareggiare. Poi, si può anche far partire la gara lo stesso, mi sta bene, ma una come lei va rispettata e ascoltata. Occorre un canale preferenziale di comunicazione. Le atlete non possono essere solo macchine da spettacolo. Anche, ma non solo…

Lindsey Vonn (@Zoom agence)
Lindsey Vonn (@Zoom agence)

ASSENZE E RITORNI – Nel settore maschile credo che l’assenza di Svindal incida meno sul livello generale, che è comunque molto alto. A livello femminile se vengono a mancare Gut, Veith, con in più una Vonn non ancora al cento per cento, beh la situazione cambia e per me viene meno anche l’interesse. Alla fine ti accorgi di quanto ci sia veramente bisogno di loro. Lo sci femminile sta vivendo un periodo di transizione, di cambiamento, con nuovi talenti all’orizzonte. Va bene, ma servono ancora le Vonn e le Veith della situazione. Eccome se servono.

Anna Veith in stampelle (@Pag. fb ufficiale)
Anna Veith in stampelle (@Pag. fb ufficiale)

DELUSIONI – Se devo fare un nome, faccio quello di Viktoria Rebensburg. Per me tutti, in primis il suo staff, hanno sottovalutato l’infortunio di ottobre e poi è stato perso il filo del discorso completamente, senza trovare più il bandolo della matassa. Tina Weirather ha salvato capra e cavoli con una grandissima prestazione in superG ad Aspen, ma non poteva accontentarsi ‘solo della medaglia iridata’, per lei non sarebbe stato abbastanza. Altra annata difficile per Gagnon: ci sono le attenuanti, visto che è stato cambiato in toto lo staff tecnico del Canada, ma una seconda stagione consecutiva come questa credo sarebbe di troppo.

Viktoria Rebensburg in stampelle (@Pag. FB ufficiale Rebensburg)
Viktoria Rebensburg in stampelle (@Pag. FB ufficiale Rebensburg)

SORPRESA – Grande nota positiva Melanie Meillard. A 18 anni ha fatto capire a tutti quello che può fare, soprattutto ad Aspen. Deve migliorare sotto tanti aspetti, in primis quello atletico, ma è ancora molto giovane. E’ un gioiellino, in Colorado ha sciato alla grande, è stato il suo reale battesimo nel circuito maggiore. Ritengo invece che a livello di squadra la giovane Austria sia persino superiore alla giovane Svizzera. Il Wunderteam femminile, dopo aver perso le leader in ogni specialità (Veith, Brem, Thalmann), ha superato l’iniziale incertezza e ha mostrato che il potenziale c’è, proprio come squadra. Tornando alla Svizzera, invece, è vero che c’è stata l’esplosione di Meillard, ma, complici gli infortuni di Gut e Fabienne Suter, dico che manca qualcosa… E Holdener ancora deve vincere in slalom. In velocità poi tecnicamente non ci siamo: posizioni sedute, arretrate, con una Corinne Suter che non riesce a fare un passo avanti, al di là della bella gara di Flury in Corea. C’è tanto da lavorare, visto che stiamo parlando della Svizzera.

Melanie Meillard (@Zoom agence)
Melanie Meillard (@Zoom agence)

ITALIA – Il triplete è arrivato, aspettato, atteso, all’ultima giornata disponibile, ma con autorità e personalità. E deve essere il vero punto di partenza. L’Italia deve assolutamente avere l’orizzonte allargato fino alla Coppa del Mondo generale. Il progetto overall deve essere avviato con coerenza (cioè sostenendo chi potrà giocarsi le chance future, ovvero ben due atlete, Goggia e Brignone, non capita tutti i giorni), consapevolezza e buona programmazione.

(1 – CONTINUA)

Emozione da inno di Mameli per Goggia, Brignone e Bassino ad Aspen (@Pentaphoto)
Emozione da inno di Mameli per Goggia, Brignone e Bassino ad Aspen (@Pentaphoto)