Day 2- 'Inner': un oro di testa e di gambe

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"I tecnici avevano ragione a dirmi che la vittoria dipendeva solo da me"

Testa e gambe. Una medaglia d’oro conquistata con la testa e con le gambe. Di testa, perchè Christof Innerhofer sapeva benissimo che oggi se rimaneva tranquillo, sereno, se non partiva per ‘strafare’, poteva quantomeno fare medaglia. Era la sua pista, troppo idonea alle sue caratteristiche, era la sua neve, dura, durissima, una lastra. Bastava sciare come madre natura insegna. Di gambe, perchè oggi era necessario darci dentro dove si poteva, attaccare senza paura, senza tentennamenti. Certo, stare all’occhio, perchè quel lucido, quel tracciato così angolato, quelle pendenze così verticali, ingannavano e facevano deragliare inaspettatamente dal quel budello contorto dal nome Kandahar. Di testa e di gambe insomma. Testa per dire concentrazione, decisione, ‘cattivera’ agonisitica, spavalderia. Gambe per dire centralità, stare sopra agli sci, condurre, tagliare, lasciar correre senza intimorirsi al primo errore, anche se credi di aver graffiato la neve invece che accarezzarla. Testa per non perdersi mai d’animo quando in gara, durante gran parte della stagione, non c’erano i riscontri aspettati. Gambe per non mollare mai e dosare le forze quando i muscoli bruciano e triboli contro la forza centrifuga. Testa e gambe sempre di mezzo, perchè anche quello apparentemente più forte non vince se non usa il cervello. Innerhofer arriva in sala stampa sudato, trafelato, emozionato. Felice. Arriva con le gambe, distrutte peggio che sul ghiaccio bavarese, e con la testa in aria per la felicità. Prima una battuta, come è suo solito fare. "Questa volta ho fatto meglio della borsa. Lo sci è come la borsa, è più facile perdere che vincere, oggi ho trionfato‘. Christof, finanziere di Gais, paesino ai piedi della Valle Aurina, esulta: "Oggi sapevo di poter fare una grande prestazione. Durante tutta la stagione non riuscivo ad esprimermi come avrei potuto. Mi mancava un qualcosa, forse mi fidavo poco. Claudio Ravetto e Gianluca Rulfi mi hanno parlato dopo Hinterstoder, dicendomi che mi ero già giocato le carte peggiori, che avevo sbagliato anche troppo pur avendo in gara un atteggiamento brillante, d’attacco. A Garmisch mi incoraggiavano a cambiare atteggiamento, ad essere più convinto. Per me sono stati consigli importanti, ho trovato la giusta fiducia. Troppi errori in passato, come ai Mondiali di Val d’Isere, quando ero da medaglia fino all’ultimo intermedio, ma poi ci mettevo sempre un errore, una sbavatura. Adesso no, e non ho commesso errori nel giorno più importante…sono campione del mondo e non ci credo ancora".  Adesso tutti a Casa Italia, c’è da festeggiare.