Considerazioni di fine anno

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Il 2010 si chiude con qualche punto interrogativo per lo sci azzurro

La Coppa del Mondo di sci alpino riposa davvero poco in questo fine anno 2010. Giusto il tempo per brindare a Capodanno e si torna in pista con il parallelo esibizione di Monaco di Baviera, uno dei pochi esperimenti proposti dalla FIS negli ultimi anni che ci sembra degno di attenzione. Gennaio sarà un mese scoppiettante, con tutte le ‘classicissime’, sia in campo maschile (Adelboden, Wengen, Kitzbuehel), sia in campo femminile (Maribor, Cortina d’Ampezzo), a cui si aggiunge Zagabria, una tappa che acquisisce sempre maggior prestigio. Un viatico importante per i Campionati del Mondo di Garmisch, ma anche l’occasione per districare la matassa in ambito Coppa del Mondo: a fine gennaio saranno più chiari i reali valori in campo.

MARIA RIESCH LANCIATISSIMA – Nel settore femminile le cose sono molto più semplici: la lotta è sempre tra Maria Riesch e Lindsey Vonn, con la tedesca che sembra decisamente favorita, questa volta. La crescita in gigante, specialità in cui gravita regolarmente nelle prime cinque, la conferma ai vertici in slalom (cosa che non è riuscita nelle ultime due stagioni alla Vonn) ne fanno la candidata numero uno alla sfera di cristallo, visto poi che nelle discipline veloci se la gioca alla pari con l’americana. Alle loro spalle sopravvivono Goergl, Poutiainen e Maze, ma il divario è destinato a crescere con il passare delle settimane. Nelle varie discipline non ci sono molte novità, a parte il dominio netto di Tessa Worley in gigante e la supremazia schiacciante di Marlies Schild in slalom.

LA SORPRESA ZURBRIGGEN – Vi ricordate Pauli Accola? Nessuno gli dava credito, intanto lui continuava a vincere e a piazzarsi e alla fine ha portato via la Coppa ad Alberto Tomba. Lo ‘svampito’ Silvan Zurbriggen lo ricorda vagamente, per il suo essere anti-personaggio, per sembrare sempre l’intruso alla cena dei più forti, per quel modo di sciare ortodosso ma non troppo. Qualcuno sorrideva a vederlo con il pettorale rosso al via della discesa di Bormio: dopo il secondo posto a pochi centesimi da Walchhofer, non ride più nessuno. L’avversario più credibile è Aksel Lund Svindal (in crescita in gigante), Carlo Janka rimane a galla senza particolari acuti, mentre Didier Cuche e Benny Raich sembrano accusare ormai il peso di tante stagioni di vertice. L’unica alternativa seria, in chiave futura, sembra essere l’austriaco Romed Baumann.

ITALIA, MAI COSI’ MALE –
La gestione di Claudio Ravetto come dt unico del settore maschile e femminile si è rilevata per ora un flop. Non che la responsabilità sia da attribuire al tecnico biellese, si intende, ma va fatta una riflessione sul rendimento degli azzurri. In estate lo stesso Ravetto aveva parlato di un budget allineato a quello di Austria e Svizzera, e dunque? Gli austriaci sono tornati a dettar legge, la gestione di Mathias Berthold – il dt dei miracoli in Germania ‘strappato’ a suon di quattrini dall’Oesv – sta dando frutti veloci e forse insperati in tutte le discipline. La Svizzera guida in Coppa del Mondo e noi abbiamo acciuffato un paio di podi per il rotto della cuffia. Lo slalom per ora può contare solo su un risultato di Cristian Deville a Levi, Razzoli non ha mai visto il traguardo della prima manche e Moelgg è crollato dopo una prima prova di livello a Val d’Isere. I gigantisti perdono smalto, anno dopo anno e hanno fallito anche sulla loro pista dell’Alta Badia. I velocisti scalpitano, ma ottengono poco. Innerhofer è l’unico in palla, Fill in risalita, Heel è scomparso dai vertici a causa delle difficoltà del passaggio da Rossignol a Head. Di positivo c’è la crescita dei giovani Paris, Klotz e Patscheider. Il settore femminile è stato finora disastroso. Manuela Moelgg è partita con un podio, poi non è più arrivata in fondo ad una gara, oppure con tempi non degni del suo rango, per le altre buio profondo, per non parlare della situazione disastrosa dello slalom. Si sono salvate dal naufragio solo Daniela Merighetti e Johanna Schnarf nel settore velocità, ma questo è un po’ poco.
L’impressione generale è di un approccio timoroso alle gare, di eccessive tensioni, di poca serenità. Che si ripercuotano sugli atleti le situazioni poco chiare e l’incertezza che regna ai vertici federali?
Le capacità tecniche non mancano, gli allenatori sono validi: c’è spazio per invertire la rotta. Purché si prenda coscienza della situazione e non si pensi alla sfortuna, oppure ‘che arriveranno le nostre piste’, perché quando le gare si approcciano in un certo modo, nessuna pista è quella giusta.
Tanti auguri di un buon 2011 a tutto lo sci italiano.