23 febbraio 1996, si interrompe la maledizione iridata di Alberto Tomba

Il racconto di un oro iridato storico per il bolognese, il primo della carriera, in gigante, con grande 'brivido' nella seconda manche. Il video della gara

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Alberto Tomba in trionfo a Sierra Nevada 1996 @Zoom Agence

Vent’anni fa esatti. Una liberazione. Dopo il bronzo a sorpresa in gigante di Crans Montana ’87, dopo i tormenti di Vail ’89, dopo l’incredibile uscita a Saalbach ’91 quando aveva già l’oro al collo tra le porte larghe, dopo il virus di Morioka ’93 e l’annullamento in un primo tempo dei Mondiali di Sierra Nevada ’95, proprio nell’anno delle 11 vittorie stagionali e della Coppa del Mondo generale, il più grande campione della storia dello sci italiano, all’epoca già titolare di tre ori e due argenti olimpici, riesce finalmente a conquistare l’agognato titolo mondiale. Anzi, farà pure il bis nel sud della Spagna.

TRIONFO E  GLORIA – Come Gustavo Thoeni a Skt. Moritz 1974, infatti, Alberto Tomba riesce nell’impresa di conquistare due ori, in gigante e slalom, a Sierra Nevada 1996, il primo il 23 febbraio, in gigante, con miracolo annesso nella seconda manche che potete gustarvi con il commento del grande Bruno Gattai nel video più in basso.

INTERPRETAZIONE ERRATA – E sì che quei Mondiali non erano cominciati nel migliore dei modi per via di una intervista tradotta male, come lo stesso Alberto racconta nella sua biografia ufficiale: «A una settimana dalla prima gara spagnola ero a Francoforte e rilasciai un’intervista per la televisione tedesca, RTL. Sbagliarono la traduzione, creando un incidente diplomatico proprio alla vigilia del mio arrivo a Sierra. Nell’intervista io avevo detto che trovavo curioso il fatto di andare a sciare in un luogo che, come latitudine, era vicinissimo al Marocco. Riportarono invece che mi lamentavo di disputare il Mondiale in Africa. Così, quando atterrai all’aereoporto, fui assalito dal fuoco di fila delle domande e nessuna che riguardasse l’impegno sportivo che stavamo per affrontare. Nessuno era interessato a conoscere il mio stato di forma, a parlare dei favoriti o della condizione della neve. No, chiedevano solo e tutti conto delle mie dichiarazioni alla tv tedesca. Io, naturalmente, smentii, ed ero sincero. Si trattava solo di un enorme equivoco, ma nessuno sembrava disposto a credermi. Tanto che in Spagna si era già formato un anti-Tomba fan club, pronto a travolgermi di fischi. Sì, mi fischiarono moltissimo, almeno fino a quando non tagliai il traguardo della prima mia gara, il gigante».

GARA – E in effetti quel 23 febbraio lo fischiano pesantemente, al via della prima manche. Ma poi sapranno cambiare idea, tanto che a fine manifestazione il fuoriclasse bolognese, anche grazie alla sua simpatia e spontaneità, diventerà l’idolo pur degli spagnoli del sud. Ma torniamo a quel 23 febbraio 1996. Alberto Tomba guida la prima manche del gigante iridato con 65 centesimi di vantaggio su Urs Kaelin; poco dietro un altro svizzero, Michael Von Gruenigen: sono, con il bolognese, i migliori al mondo nella specialità. La gara iridata non ha alterato i valori in campo, per conquistare l’agognato oro mondiale deve battere i più bravi. E in effetti sembra tutto pronto per celebrare finalmente l’oro che non può certo mancare nella carriera del grande campione di Castel de’ Britti, ma dopo 11 secondi della prova decisiva, Alberto è praticamente sdraiato sull’interno in una curva verso destra. Ecco il racconto sempre dalla sua biografia ufficiale, firmata da Lucilla Granata: «La pista è segnata, bisogna fare molta attenzione soprattutto tra una porta e l’altra. Calcare troppo sulle lamine significherebbe rallentare più del dovuto, ma anche rischiare di piegarsi troppo, non entrare bene di ginocchia, può essere letale. Parte, deciso: dodici secondi di gara e dopo una «lunga», Alberto affronta una curva verso destra. La velocità d’ingresso è eccessiva e gli fa perdere aderenza sullo sci esterno. Scivola, sta scivolando sempre più pericolosamente. Sono millesimi di secondo, ma istanti infiniti. Tomba si sta giocando un obiettivo inseguito per dieci anni nello spazio di un battito di ciglia. I suoi tifosi smettono di respirare, quelli a bordo pista come quelli inchiodati davanti alla televisione, in Italia. Persino i fischi dell’anti-Tomba fan club si interrompono, tutti sono in bilico su quell’angolo impossibile. Alberto si sta inclinando sempre più, tanto che anche il braccio arriva a toccare la neve. Addio aderenza, Alberto sta per uscire. Eppure no, incredibilmente non è così. Ecco il miracolo di pura classe, il gesto esemplare che solo a Tomba è riuscito, anche in altre circostanze. Il campione trova lo spigolo interno e ci si aggrappa in un universo parallelo, dove le regole della fisica non esistono. Si rialza da una posizione impossibile e abbatte la forza centrifuga. Il tutto alla velocità pazzesca di 80 km orari. È in piedi, è passato, è lui che vince, no stravince, il gigante. È il campione del mondo».

E pochi giorni dopo farà il bis in slalom….

Il risultato finale ufficiale del gigante maschile